TRIPPOLI BEL SUOL D’AMORE – (Anno
2007)
Questo
posto è un buco, come purtroppo ho
dovuto constatare. Ci sono arrivato
da alcuni mesi e mi considero una
persona amichevole. Gli indigeni
sono sempre ingrugniti e quasi mai
parlano inglese. se sei così pazzo
da guidare un’auto da queste parti,
non ci sono cartelli stradali in
inglese e non sai mai dove ti trovi,
io non rischierei.
Non ho molto da dirvi, niente vita
notturna, solo due o tre ristoranti
con cattivo servizio e menù noioso,
niente vino o alcolici, borsaioli e
ladri a ogni angolo, strade sudici e
vari odori che vengono su
dall’acqua, non una spiaggia sulla
quale valga la pena di sedersi,
niente architettura, teatri o
concerti. Meglio non girare la sera,
nessun posto dove le donne o i
ragazzi possono andare. Metto in
guarda da venire in questa grande
discarica di spazzatura, prego per
la salvezza della vostra anima che
non dobbiate venire qui.
Dmitri
Lebedev. Il siberiano
08/12/2005
Berdsk è una città
satellite a 10 km da Novosibirsk, che può essere usata come un ottimo
esempio della storia Siberiana.
Il primo capitolo del libro immaginario deve raccontare
la
fondazione. Il grande territorio del moderno Oblast, di Novosibirsk e più
ad est, alla fine del Seicento e nell'inizio del Settecento fu popolato
spontaneamente da fuggitivi (contadini e criminali), cacciatori e altri
in cerca della vita libera. Per difendersi dai nomadi che venivano dalle
steppe del sud, il popolo locale richiese al governo statale e della gubernia (regione) di costruire una fortezza. E come sempre nell'angolo
fra due fiumi apparì l'ostrog (fortezza).
Il secondo capitolo deve descrivere la Transiberiana e lo sviluppo dell'agricoltura. Il
popolo della Siberia fu completamente libero senza quel retaggio di
servitù della gleba, della speranza in dio e nello zar, senza omertà. Ci
abitarono quelli che riuscivano a sopravvivere, ci andarono quelli che lo
poterono ed erano pronti a fare autonomamente. L'agricoltura si sviluppò
rapidamente a buon livello, non solo in quantità ma anche in qualità.
Difficile figurarsi che Siberia fu un paese agricolo. Vengono in
mente petrolio, oro,
diamanti, ma non l'agricoltura. Un commerciante di Berdsk,
che aveva un mulino, meglio dire una fabbrica di farina, la quale lavorava
90 tonnellate di frumento al giorno, ricevette una medaglia d'oro minore
alla Esibizione Universale di Parigi per la sua produzione di farina! Non
per un aereo militare o una nave spaziale costruita da una grandissima
corporazione statale, ma sacchi di farina prodotti dall'azienda di famiglia.
Questo mugnaio negoziante (la fonte parla di un certo V. A. Gorokhov) contribuiva
anche allo
sviluppo sociale:stipendi alti, regali, un ospedale, un club culturale,
una scuola media e una istituto tecnico. Un vero idillio.
Il terzo capitolo è amaro. Arrivano i comunisti e
distruggono
completamente la Siberia. Le fabbriche finiscono ai lavoratori più poveri e meno capaci.
E per l'agricoltura, contadini collettivizzatevi! Le conseguenze? Tutti coloro che sono
capaci di guadagnare bene per se stessi e per la famiglia, e non vogliono regalare tutto questo ai
mendicanti, sono arrestati, gli viene confiscato tutto e sono mandati a
morte. Poi arrivano i kolkhoz:
soldi buttati al vento, i contadini già ubriachi alle undici di mattina, disordine
e la battaglia infinita per il raccolto. Il petrolio, le fabbriche e i
voli nello spazio li conosciamo, ma pochi sanno cosa succedeva nel resto
dell'Unione Sovietica.
È facile capire perché
non si studia la storia locale nelle nostre scuole. I comunisti non
volevano mostrare la prosperità che esisteva prima di loro e confrontarla
con le rovine dei loro kolkhoz. Il sapere distrugge i miti. I politici di
oggi promettono investimenti affidati ai politicanti corrotti, ma non è
possibile discutere dello sviluppo del deserto di ghiaccio se la gente
non ci crede. Il sapere cercano di nasconderlo, perché è una bomba che
distrugge i miti.
Edizione
J G PAGE
Sapodilla
BANCA TURCA
Non ci trovo niente di sbagliato nel fatto che una americana sposi un turco e
se ne venga a vivere con lui nel sud della Turchia. La Turchia è terra di frutta
mature. I turchi sono ragazzi simpatici e la famiglia turca allargata ai parenti
è un caldo nido. Ma come in ogni altra nazione, qualcosa può andare storto in un
matrimonio anche in Turchia. Un matrimonio può avere giorni importanti, ma
alcuni giorni sono più importanti degli altri. Questo che segue è appunto uno di
quei giorni più importanti.
Una terribile agitazione.
Paula - E’ successa una cosa orribile.
George - Cosa?
-Mustafà, mio marito, ha imitato la mia firma su un assegno e ha preso tutti i soldi che
avevo su un conto in banca, $40.000.
George -
Diavolo.
Paula - Sono andata in banca insieme ad Aydin, il marito di una mia amica
australiana, perché lui è il direttore di un’altra banca dove voglio trasferire
i miei soldi.
George - Vai avanti.
Paula - Quando presento allo sportello il mio libretto mi sento rispondere che il
conto è vuoto. Dapprima non capivo, non volevo capire. L’impiegato me lo
dovette ripetere più volte prima che mi andasse giù. Poi me andai a sedere da
qualche parte vicino alla cassa in preda a uno shock.
George – E che cosa ti diedero come
spiegazione il cassiere e la direttrice dell’agenzia?
Paula - La direttrice se ne venne fuori a dire che avrebbe guardato nel computer per
capire esattamente quale transazione avesse avuto luogo e poi se ne venne di
nuovo fuori con una cretinata sul fatto che era necessaria una mia a firma
autenticata dal notaio, e perciò andassi a procurarmela. Naturalmente la
direttrice mentiva, sapeva benissimo di avere il cartellino con la mia firma,
solo cercava un modo per mandarmi via. Poi sempre la direttrice provò a
inventare che forse il cartellino con la mia firma si trovava in un altro
ufficio, ci trasferimmo in quest’altro ufficio e fu naturalmente solo una
perdita di tempo. Così io ed Aydin ce ne andammo alla sua banca, per discutere
il da farsi. Stavamo lì quando mi chiama Mustafà al telefonino e comincia ad
abbaiare “Dove cazzo sei e che cazzo stai facendo…” e “Porta subito il culo a
casa”. E così me ne tornai a casa, ad affrontare Mustafà che cominciò a fare il
macho, ma la cosa non funzionava,
così passò alla parte di quello che si mette a piangere, ma non funzionò neppure
quella parte, e allora lui prese a dire, in tono rassicurante, che dovevo
considerare le cose come se i miei soldi fossero ancora in banca sul mio conto._
J G PAGE
Sapodilla
©
BEKIR
Grazie alla istruzione
di sua nonna, Bekir a sei anni sa leggere i giornali e i cartelli, anche le
scritte in piccolo. Inoltre infila al primo colpo qualsiasi ago per cucire.
Sua nonna se lo porta dietro dovunque, anche al bagno turco delle donne. Per
la verità al bagno turco Bekir viene trascinato con mille promesse di dolci
e libri rilegati in oro, perché tutto quello che vi avviene è per lui di una
noia insopportabile.
-Nonna, guarda quella
ragazzina che mi sorride, è simpatica, posso andare a chiederle come si
chiama? –
Il dito di Bekir indica
una treccia di circa dieci anni.
-Non ti devi muovere,
devi stare vicino a me.
E poi commenta per le
donne intorno.
-Ha due gambette come
chiodi. Dovrebbero farle fare il bagno nel latte di capra dell’Anatolia
tutti i giorni.–
Una mano protettiva si
posa sulla testolina con la treccia e la allontana, due occhi inveleniti si
girano per un attimo.
Perché tutte temono la
nonna di Bekir e nessuna osa rimproverare apertamente la sua arroganza.
Bekir guarda a terra scontento e contrariato, ma lei è indifferente, è la
regina del bagno turco. Le signore si avvicinano, fanno un inchino, cercano
in ansia un lampo di approvazione maliziosa per le loro forme mature, per il
seno soprattutto che è assai gradito ai turchi.
Una signora si china
verso Bekir.
-Come si chiama questo
bel bambino?-
Bekir si ritrae, non
risponde. Non è timido ma solo infastidito dalle grosse tette, non riesce ad
abituarsi a queste cose orribili e sconosciute.
- E’ mio nipote. -
Bekir è irritato, perché
la nonna non aggiunge che lui sa già leggere i caratteri piccoli.
Ora è la volta di una
mamma, con una ragazzetta che ignora Bekir.
-Girati, fai vedere alla
nonna di Bekir come sei diventata grande. -
L’approvazione della
nonna di Bekir può aprire le porte delle famiglie importanti nei circoli
esclusivi.
-Tua figlia ha due tette
come pesche e il sedere è un meloncino spaccato succoso. –
La madre si scioglie in
estasi, ma subito si rivolta rabbiosa alla figlia.
-Questa stupida inutile
si è innamorata di un suonatore di tamburo. Uno di quelli che ti danno la
sveglia la mattina per qualche moneta. Il maledetto tamburino ci arriva a
portare guai sotto casa che è ancora buio, e questa scema corre alla
finestra. –
La regina del bagno turco
sa cosa deve essere fatto.
- Compra il tamburo del
ragazzo per dieci monete d’oro. –
Due mani affettuose
coprono le orecchie di Bekir, che riesce ugualmente a sentire.
- E dai dieci frustate a
tua figlia.-
La smorfiosa smette di
guardare Bekir con indifferenza, vuole sparire tra i fiori delle piastrelle
nel pavimento, scappa via.
Bekir tira con insistenza
la mano della nonna, vuole tornare a giocare con gli amici nel cortile di
casa.
La regina continua il suo
giro, esamina con occhio da conoscitrice le giovani donne nude. Di tanto in
tanto serra le labbra e batte le mani, come per scacciare una gallina, in
gesto di disapprovazione, dice che quella è magra e ha il sedere piatto, che
nessuno la verrà a chiedere se non si fa più tonda. ‘Datele da mangiare
dolci, panna, e strudel molto strudel ’ consiglia benevolmente a una madre
che soffoca la rabbia per l’insulto mentre la figlia è rossa per
l’imbarazzo.
Finalmente un frutto
fresco e ripieno ottiene la sua approvazione, le dà un paio di sculacciate
di compiacimento, che attirano l’attenzione di tutte le madri in cerca di
una moglie per il figlio.
-Quando mio nipote Bekir
sarà grande abbastanza, gli sceglierò una ragazza così. -
La Turchia e l’Unione Europea
J G PAGE
Sapodlla
Patrice,
cittadina americana, si trasferisce dalla Florida nel sud della Turchia,
insieme al suo amore turco Mustafà. La coppia si sposa in Turchia. Dieci
anni dopo Mustafà sposa anche la sua segretaria, con rito religioso
islamico.
Patrice chiede il
divorzio e lo ottiene dopo qualche anno, Ma la legge turca è come l’onda del
mare, va avanti e indietro eppure rimane sempre al suo posto. Mustafà
ricorre in appello al tribunale di Istanbul. L’appello sospende la sentenza
di divorzio del tribunale locale. Patrice si ritrova di nuovo sposata. La
separazione dei beni coniugali è parte risolta parte in corso, con sublimi
cavilli bizantini.
Immaginate che la
Turchia entri nell’Unione Europea e una cittadina tedesca, diciamo, sposi un
turco in Turchia, e che questo turco si sposi poi anche la sua segretaria
islamica.
aldo vincent ©
Sapodilla
A Proposito delle batterie
A proposito delle batterie
ti devo raccontare un episodio divertente. Era proibito per me infedele
attraversare la frontiera del Sudan, ma io mi ero travestito da sceicco
arabo ed ero arrivato in Egitto a cavallo. Un trenino a scartamento ridotto mi
aveva portato poi ad Abu Simbel, la nota località turistica, dove con un
cammello ero andato nel deserto a cercare due piramidi sommerse dalla sabbia
vicino ad una famosa Oasi. Arrivo in questa zona desolata e la sete si faceva
sentire anche se era solo febbraio. Mi si para dinanzi un beduino con un
cammello ed una soma con due grandi sacche laterali. Scende dal cammello e
apre le sacche: erano piene di bibite immerse nel ghiaccio! Ho riso come un
pazzo, ho preso una coca cola e gli ho chiesto se aveva le batterie da un volt
e mezzo, me ne ha venduto un pacco da dodici insieme ad un paio di occhiali Rayban che, diceva, erano indispensabili per gli occhi non abituati come i
miei. Li ho pagati una somma sproporzionata, ma mi stavano proprio bene.
L’Egitto, che nazione di
intraprendenti! All’aeroporto dove mi aspettava l’aeroplano che mi avrebbe
portato a Luxor da dove una feluca mi avrebbe fatto navigare il Nilo, mi si
avvicinò un uomo con una cassetta sormontata da un campanello da bicicletta.
Dice:
- Italiano?
- Sì.
- Lucida le scarpe.
Io so ormai da tempo che
con gli egiziani occorre un’estenuante trattativa prima di concludere
qualsiasi affare.
- Quanto vuoi?
- Milla lire
Accetto subito. Sono
stanco.
Mi pulisce una scarpa e poi
mi chiede di vedere i soldi. Gli mostro mille lire egiziane. Dice che non era
quanto pattuito:
- Io avevo detto milla lire italiane
- Scusa, siamo in
Egitto parlavamo di lire egiziane
- E invece no, sei
italiano e parlavamo di lire italiane altrimenti ti dicevo lire egiziane
Dopo una lunga discussione
ci accordiamo su tremila lire egiziane e gliele allungo. Le prende ma non è
contento:
- E il ragazzo? –
mi dice
- Il ragazzo cosa
c’entra? – gli chiedo
- Lo porto con me
per imparare il mestiere. Non vuoi dargli la mancia?
Gli allungo altre
cinquecento lire. Le prende e fa:
- E la crema e i
prodotti che ti ho messo?
- Ma non sono
compresi nel prezzo?
- No, noi abbiamo
concordato il prezzo del mio lavoro, ma non il materiale
Altri dieci minuti di
furiosa trattativa e finalmente gli sgancio le ultime cinquecento lire. Le
prende e se ne va.
- Ehi, - gli grido
dietro – e l’altra scarpa?
- Quale altra
scarpa? – mi chiede
- Mi hai pulito
una scarpa. Mi devi pulire anche l’altra, o no?
- Non abbiamo mai
parlato di due scarpe – mi dice – per pulire l’altra scarpa mi devi dare altre milla lire
Chiamarono per l’imbarco e
fui felice di troncare quella conversazione. L’imbarco si svolse così: c’era
disegnata per terra una striscia gialla e ci misero tutti ammucchiati in modo
che nessuno la superasse, poi al fischio di un agente, ci precipitammo tutti
sull’aereo per accaparrarci il posto migliore, e questo avvenne prima che
scendessero tutti gli altri passeggeri, ti lascio immaginare con quale
disagio. Ma questo è nulla, per andare via da Banjul occorreva prendere
l’aereo che arrivava il giovedì da Free Town, nella Sierra Leone. Per
prenotarsi nel volo fino a Manchester occorreva dunque andare a Banjul e
prenotarsi presso l’ufficio della linea aerea. Una volta là una bellissima
nera che avrebbe potuto fare tranquillamente la modella, prendeva la
prenotazione, incassava il valsente e poi si girava verso un poster sulla
parete dove stava disegnato un aeroplano con i sedili numerati, come a teatro,
e dopo aver ricontrollato la prenotazione, metteva una croce sul sedile che
avresti dovuto occupare.
Dico avresti dovuto,
perché il giovedì, quando arrivava l’aereo, scoprivi che la persona che
avrebbe dovuto alzarsi dal posto che adesso dovresti occupare tu, invece ha
prenotato fino a Manchester, solo che i due uffici non se lo sono detto e tu,
dopo aver questuato un altro posto senza esito, ti convinci a scendere a terra
per aspettare l’aereo del giovedì successivo. A me è capitato quattro volte di
seguito.
Sapodilla
©
DISOCCUPAZIONE IN ISRAELE
In Israele, come dappertutto, esistono conflitti sociali, ma fortunatamente
non ci sono le enormi differenze di ricchezza che si incontrano altrove, e
questa gradevole circostanza rende blandi i contrasti. Nella scena che segue
siamo in una scuola, dove adulti disoccupati seguono corsi pagati
dall’assistenza pubblica, il Bituaj Elumi, con la buona intenzione che
servano a qualcosa di pratico. Di sicuro servono a tenere occupati gli
assistenti e gli allievi, come dappertutto. Ma si apra dunque il sipario e
entrino in scena gli attori, sono tre uomini e una donna. I tre uomini sono
nati in Israele e rimproverano alla donna, immigrata da alcuni anni, di
godere di privilegi ingiusti.
I
QUATTRO STUDENTI
Sta a sentire cosa mi capita stamattina a scuola, all’ora di matematica sto
risolvendo un problema con una funzione, quando un tipo stupido, che si
presenta una volta ogni due settimane, e ogni volta che l’insegnante
comincia a spiegare si alza e va a prendersi un caffè, comincia a inveire
contro il Bituaj Elumi e in lingua ebraica di bassa qualità parla delle
mamme di tutte le persone che sono in classe.
Fino a quel momento mi importava poco, ma quando ha cominciato a gridare più
forte, sempre più forte, per almeno dieci minuti, e io non mi potevo
concentrare, mi sono girata e gli ho detto di smetterla per favore per
qualche minuto, dopo tutto siamo nel mezzo della lezione. All’ora il tipo mi
chiede se prendevo soldi dal Bituaj Elumi, di sicuro prendevo soldi da loro
se stavo a difenderli.
Allora io gli ho detto:
-
Ascolta ragazzo, se prendo soldi o no dal Bituaj Elumi non sono affari tuoi,
lo stesso per me se tu ne prendi o no, ma noi siamo nel mezzo della lezione
e l’insegnante ti ha ripetuto di smetterla. -
A
questo punto salta fuori un altro tipo, quello che stava sulla spiaggia, ti
ricordi?, Amin il campione di surf.
Amin se ne viene fuori a dire:
-Questo tipo ha ragione, proprio così. -
E
comincia a chiedermi:
-Tu hai una casa tua? –
E
io gli dico:
-No, sto in affitto.-
E
lui:
-Ma prima avevi una casa tua?-
-Avevo una casa prima, e allora?- gli rispondo.-
Ma lui riattacca:
-Lo vedi? E come hai fatto a comparti la casa?- E come questo e come
quello.
E
io gli dico:
-Ci siamo fatti il culo, io e il mio ex-marito, lavorando e risparmiando.
Perché?-
-
E quando tempo vi ci è voluto a voialtri due prima di poter comprarvi la
casa?-
-Cinque anni .-
-
Ahh, lo vedi?- dice lui. - Io sto qui da tutta la mia vita e non ho ancora i
soldi per comprarmi una casa, come invece potete fare voialtri immigrati. Tu
ti sei comprata quella casa, perché il governo ti ha dato i soldi per
comprartela.-
A
questo punto divento furiosa e gli dico:
-Sta a sentire, ignorante, non abbiamo ricevuto soldi dal governo. Abbiamo
ottenuto un mutuo con l’ipoteca da una banca, come tutti.-
-E come avete fatto a pagare le rate alla banca?- mi dice.
-Non ci siamo comprati quelle belle scarpette che porti, non ci siamo fatti
una bella auto come la tua., non abbiamo speso 7.000 sheckels per compraci
una bella tavola da surf come la tua. Abbiamo rinunciato a un sacco di cose
come quelle che tu ti permetti. Invece di buttare via i soldi, come fai tu,
abbiamo risparmiato e con i soldi risparmiati abbiamo ripagato la banca. -
Allora tutti e due si mettono a dire che non è possibile, che sono una
bugiarda.
Ma se mi conosci appena un poco dovresti sapere come ho reagito, quando i
due tipi mi hanno chiamata bugiarda.
A
questo punto un terzo tipo si mette a gridare che loro hanno servito
nell’esercito. E io gli dico che diavolo ha a che vedere questo con
l’acquisto di una casa.
Il primo tipo adesso si alza in piedi e mette la faccia contro la mia. Così
ti puoi immaginare il quadro aggressivo. Tre tipi che mi affrontano e mi
chiamano bugiarda, uno mi minaccia da vicino e gli altri due che parlano tra
loro e sparlano di me con gli altri intorno.
Io gli stavo a rompere il naso a uno di quelli, quando l’assistente sociale
mi chiama nel suo ufficio per farsi spiegare cosa succede. Io la porto in
classe e penso che adesso i tre tipi dovranno gettare la maschera e chiudere
le loro sporche bocche davanti a tutti. Invece il primo tipo ha il cinismo
di chiedere agli altri di sottoscrivere un documento dove si doveva scrivere
che lui non poteva seguire la lezione, perché io gli impedivo di
concentrarsi. Ti immagini una cosa del genere?
A
questo punto io gli dico:
-
Scrivi e dammelo. Lo firmo anche io. Ma per favore mettici pure che ti fai
vedere solo di tanto in tanto, che ti metti a insultare e dare scandalo ogni
volta che l’insegnante comincia a spiegare. E che ti alzi e vai a prenderti
un caffè ogni quindici minuti.-
Te lo immagini? Gente fottuta. E io ero fuori di me perché quelli
continuavano a insultare e a dire cretinate sugli immigrati. Io sono una
immigrata.
G PAGE
Sapodilla
©
Una sola
patria per tutti
Una
sola nazione unita nel simbolo della croce e la luna crescente.
Gli egiziani hanno usato questo simbolo nelle recenti dimostrazioni di piazza
per riaffermare l'unità del popolo egiziano, cristiani e musulmani.
Il simbolo fu
usato nella rivoluzione del 1919 contro l'occupazione inglese. Musulmani
e cristiani si unirono nel nome del leader in esilio, Saad Saghloul, in
uno spirito incredibile di unità nazionale. I preti cristiani pregavano
nelle moschee e gli sceicchi musulmani pregavano nelle chiese.
