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            Dmitri Lebedev in Siberia. 2006

       Per la burocrazia una barchettina sarà come un'automobile

Una notizia che non mi tocca direttamente, ma è interessante perché riguarda l'argomento della corruzione.  In questi giorni è stato approvato il nuovo regolamento sulle barche di piccolo dislocamento, che irrigidisce le regole drammaticamente.

Da questo momento ogni piccola barca perfino ogni kayak va registrato, deve avere proprio numero di registrazione, passaporto tecnico, giornale di bordo, una lanterna speciale, deve passare una ispezione tecnica regolamentare, e il proprietario deve passare dei corsi di guida. Insomma, avere un kayak richiederà tante cure come un automobile.

Gli organi statali che hanno approvato questo regolamento si riferiscono al problema di sicurezza. Certo che oggi la sicurezza è un motivo molto popolare. Credo che infatti il motivo sia il finanziamento e la concussione.

Il rappresentante del ministero ha citato tre esempi a favore della loro versione (la sicurezza). Una volta due pescatori hanno casualmente creato un buco nella loro barca e sono annegati. Nell'altro caso due adulti ubriachi ed un bambino erano in una barca che si è capovolta, tutti i tre sono morti. Nel terzo caso una barca piccola è stata sovraccaricata con passeggeri ed è affondata. Il rappresentante anche ha detto che non ci sarà nessuna corruzione, perché i loro ispettori sono professionisti.

Non vedo nessun motivo di come in questi tre casi tragici il lavoro burocratico avrebbe salvato almeno una persona. Poi, queste misure danno a tutte le due parti i motivi per dare e prendere le bustarelle. Se uno ha un motivo per la corruzione, e questa è cosa quotidiana in tutto il paese, la corruzione comparirà subito.

Questo caso è abbastanza tipico: nel paese c'è un problema da risolvere (la sicurezza in molti settori), e qualcuno dichiara che prova a farlo. Ma l'unico provvedimento preso sempre è aumento di lungaggini burocratiche. Infatti la burocrazia ha un altro fine e lo segue molto bene: questo fine è incrementare il proprio reddito e la propria autorità.

 

 Dmitri Lebedev

           Curiosità da un libro sulla storia sui trasporti 

Abbasso i treni, compagni

Ho letto una cosa curiosa nel libro della storia dei trasporti. Negli anni '20 del XX secolo in Russia dopo la rivoluzione c'erano molte idee sul nuovo ordine, ma poca esperienza. Sullo sviluppo del trasporto esisté una corrente la quale sosteneva che il volume delle  merci nello stato socialista si sarebbe ridotto, e non bisognava né estendere la rete delle strade e ferrovie, né spendere molte risorse  per la loro ricostruzione.

È normale che alcune utopie saltino in mente ai sognatori, ma quest'idea andò più lontano. Dopo la guerra civile (1917)  la maggiore parte dell'industria fu in rovina, compreso il trasporto che non poteva funzionare peggio, ma nel ministero dell'Industria  venne discussa sul serio l'idea che non ci fosse bisogno di ristabilirlo!  I ferrovieri dovevano provare nelle discussioni il contrario, che  occorreva investire nel trasporto anche in previsione dello sviluppo dell'economia, soprattutto nelle ferrovie che collegano l'ovest e l'est del paese.

I teoretici socialisti non avevano un'esperienza di economia e la maggioranza delle loro idee furono utopiche. Credevano che nello Stato socialista tutti saranno contenti e nessuno ruberà niente, e che non ci sarà la proprietà, che i lavoratori stessi potranno organizzare e dirigere la produzione correttamente e giustamente, e via dicendo. Si credeva che molti problemi sarebbero scomparsi da soli,  perché furono creati dall'essere capitalista.

La teoria della riduzione dei trasporti insistette che nello Stato socialista ogni produzione sarà ottimizzata, mentre la produzione capitalista non era tale. Secondo le idee dei suoi sostenitori, ogni regione farà la produzione necessaria di tutte le merci di consumo e bisognerà trasportare solo le risorse che mancano localmente. Il popolo diventerà contento della vita in loco proprio e non migrerà spontaneamente, neanche (se non mi sbaglio) per le vacanze e il divertimento, ma solo per studiare le altre regioni.

Questa teoria prosperava negli primi anni '20 quando non c'era un'esperienza del governo nuovo, ma neanche un quadro chiaro della situazione. Poi furono cominciati alcuni progetti economici del nuovo potere e la situazione provò l'argomento dei ferrovieri: i trasporti non solo mantenevano il precedente livello, ma crescevano velocemente. Anche nello Stato socialista non si possono abolire le principali leggi economiche e non si può produrre tutto dappertutto allo stesso costo.

Presto, verso gli anni '30 le voci dei sostenitori della teoria si calmarono, avendo lasciato solo un oggetto curioso per il museo di pensieri.

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          4/10/2005  Sogno Russo

                                         Vodka e affini

 E anche il mio secondo vicino di pianerottolo, Jura, è andato, ha dato le dimissioni da padre e da uomo e ha iniziato la sua nuova vita di ubriacone. Ora vaga tutto il giorno nel cortile attorno a casa e nelle stradine limitrofi, siede sulle panchine, lo sguardo fisso e vuoto, passa di tanto in tanto, senza però neppure voltarsi a guardarlo, davanti al suo camion sgangherato   parcheggiato, forse per sempre, in una piazzola a margine della strada, a poco a poco gli stanno rubando tutto, un pneumatico, il tergicristallo e così via.

Per ora ha mantenuto le chiavi di casa, la moglie ha pietà di lui, ma in futuro chissà, potrebbe continuare così per tutta la vita (e lui non è vecchio, avrà più o meno cinquant' anni) o potrebbe, un bel giorno, prendendogli le chiavi di casa e mandandolo fuori, dirgli “Basta, ne abbiamo abbastanza di te, è ora che tu vada”.

Jura ha un’aria stranita, a metà tra lo stupore, vedendo cosa il destino gli ha riservato e la fierezza, si fierezza e orgoglio, di essere, finalmente, entrato in un club esclusivo, il club estremo di quelli a cui la vita, ormai, non può chiedere, e probabilmente dare, niente. Non dimostra paura o disperazione. Le lacrime e le imprecazioni, se mai ci sono state, le ha tenute per se, come tutti i russi. Sta cercando di prendere  confidenza con il suo nuovo mondo. Ha fatto amicizia con l’altro nostro vicino di pianerottolo, uno giovane ma socio del club ormai da anni, che gli sta insegnando anche i trucchi del mestiere. Così ha cominciato anche lui, quando mi incontra, a salutarmi con “Buongiorno, come sta?” – in italiano – e a sfoderare un sorriso come mai gli avevo visto fare, sperando di ricevere anche lui i 20/30 rubli che gli garantirebbero perlomeno una birretttina.  Questa cosa sta prendendo proprio una brutta piega, devo  smettere di essere il benefattore di tutti gli ubriaconi della zona. Il giovane, ultimamente, sta ricorrendo a tutte le astuzie pur di farmi scucire i rubli, tipo venire dopo ogni vittoria del Milan a bussare alla mia porta e indicare felice con le dita il punteggio – hai voglia a spiegargli che io sono tifoso dell’Inter -  oppure suonare al campanello e apparire tutto sorridente con un suo gattino arruffato in braccio – non sapendo che così mi fa ogni volta inorridire al ricordo di quando, non molto tempo fa, l’aveva lasciato cadere (buttato?) dall’undicesimo piano – ma il gattino, come si racconta, stette per due giorni immobile senza mangiare e bere, ma poi si riprese e ora sembra normale.

Povero Jura, vive in un appartamento di due stanze più una piccola cucina lui, la moglie, la figlia col marito e il loro bambino piccolo, infine i tre cani, di cui due di grossa taglia. Aveva un lavoro di autotrasportatore saltuario e che gli rendeva poco, soprattutto non vedeva davanti a se nessuna prospettiva di cambiamento. Gli uomini russi vorrebbero essere tutti gran cavalieri ed eroi, dare allo loro famiglia i migliori agi e il benessere, ma spesso non sanno cavarsela nella vita quotidiana, la routine li deprime, il mondo degli affari li annoia; e allora se non possono giungere alla Gloria si lasciano trascinare nella Miseria e nella Desolazione. La via e’ quella dell’alcol, Grande Facilitatore.

L’eccesso del bere, l’ubriacarsi non e’ socialmente sanzionato, anzi è tollerato se non guardato con simpatia, il Personaggio dell’Ubriaco e’ presente in tutte le narrazioni popolari, nei film, nelle commedie, quasi come la maschera di Pulcinella o Arlecchino da noi in Italia. La Russia, da questo aspetto (non il solo, a dir la verità) mi ricorda molto il Trentino di tanti anni fa: per gli adolescenti il rito di passaggio all’età adulta prevedeva una solenne ubriacatura; reggere quanto più si poteva grandi bevute di vino o grappa era segno di virilità; e i risultati poi si vedevano: quante vite ancora acerbe stroncate, quanti amici che ci hanno prematuramente lasciato, schiantati con l’automobile o soli come un cane su di una gelida panchina.

In Russia bevono tutti, uomini e donne, giovani e anziani, non è raro vedere per strada o alla stazione della metropolitana donne eleganti o uomini vestiti da impiegato modello barcollare paurosamente e reggersi in piedi a fatica, avranno appena festeggiato un compleanno in ufficio.

L’alcol e’ nell'anima dei russi: si legge che il Grande Principe Vladimir I (convinto che la Religione aiuta molto a manovrare il popolo) scelse il cattolicesimo, preferendolo alla religione mussulmana, proprio perché non proibisce l’alcol.

Gorbaciov, astemio, da presidente fece una grande campagna contro l’alcolismo, con il risultato di indebolire a dismisura le casse dello Stato, indurre i russi a fabbricare da se vodka e surrogati usando come ingredienti veramente di tutto, e rendersi odioso. I comunisti invece, vecchie volpi, stabilirono il prezzo della vodka a valori popolarissimi. Appena qualche anno fa, quando lo Stato era in grave crisi finanziaria, i lavoratori di diverse regioni della Siberia accettarono di essere pagati in bottiglie di vodka invece che in rubli. Se girate a piedi per strada prima o poi vi capiterà di imbattervi in un fagotto informe per terra, in mezzo al marciapiede magari, neppure riparato, non preoccupatevi, non fateci caso, continuate per la vostra strada, prima o poi (forse) si risveglierà e se ne andrà a casa, non sempre sono barboni quelli che fanno così. Oppure, come e’ successo a me, ad un certo punto vedrete un passante che, mentre lo incrociate, barcolla e si schianta proprio addosso a voi . Nel mio caso, lancerà un grido, ridestandosi, e si tasterà tutto dolorante la fronte contusa dall’impatto con le ossa appuntite della mia scarna spalla.

Un consiglio, comunque: se andate in Russia non cercate di competere in bevute con la popolazione locale, potrete vincere forse una battaglia, ma non certo la guerra. Se la sera crederete, trionfanti, di aver tenuto testa alla pari - ma, essendo in territorio straniero, il pari equivale alla vittoria-  al mattino vi accorgerete, riemergendo dal mal di stomaco e dalla nebbia della vostra testa, e vedendo il russo tutto arzillo e sveglio come se nulla fosse accaduto, che la vostra era una vittoria di Pirro. Certo, i russi hanno i loro trucchi, prima di bere mangiano un cetriolino sott’aceto, dopo la bevuta, al mattino appena alzati, bevono birra, ma questo fa parte del mestiere del bevitore.

E se proprio siete stati troppo male e giurate di non voler ripetere l’esperienza, potete fare come quei malcapitati che, costretti dal datore di lavoro o dalla moglie, si fanno impiantare all’Ospedale sottocute una piastrina miracolosa che per un anno vi renderà astemi.

 Qui chi guida l’automobile rispetta scrupolosamente (certo, ci sono le eccezioni) l’astensione da ogni bevuta di alcool. La quantità di alcol nel sangue tollerata e’ pari a 0,  e la polizia non ci pensa due volte: sequestra l’automobile.  Gli agenti,  appena finiscono il turno, giù con la bottiglia anche loro . E cosi’ chi è uscito in macchina è ha intenzione di bere cerca un amico compiacente che gli faccia da autista. L'amico la prossima volta chiederà ovviamente di essere ricambiato.

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                        03/11/2006      Dmitri Levedev

                      Il paese dell'assortimento uniforme

Su Ekspert, una rivista russa, recentemente ho letto un articolo di prima pagina) col titolo "Il paese del assortimento uniforme".

Si tratta soprattutto dell'uniformità dei prodotti alimentari. Secondo l'autore, in quasi ogni negozio, in ogni paesello russo, l'assortimento sarebbe uguale a quello nel negozio vicino, a quello dei negozi del capoluogo e dei negozi di Mosca. Mai niente di unico e speciale, nessuna cosa bella e diversa.

Da molti posti si lamenta che qua o là è scomparsa una bella panna acida ("smetana"), bei cetrioli salati, una salsa, una marmellata. Gli imprenditori di provincia si lamentano che per le imprese piccole diventi sempre più difficile lavorare, specialmente nel settore prodotti alimentari.

Sempre più i negozi lavorano con aziende per la vendita all’ingrosso e basta. E se produci una marmellata, conosciuta solo qui, in una cittadina provinciale, non la salverà neanche il fatto che sia la più gustosa nel mondo - i negozi smettono di comprarla. I negozianti allargano le braccia: "così è più comodo". I venditori all'ingrosso sono più istruiti, dicono "la logistica". Anche dicono che la gente provinciale si fida troppo della TV e compra sempre più quello che viene publicizzato, crede che quei marchi famosi siano segni di una vita grande e reale.

Però non è possibile che tutto il paese abbia l'assortimento uniforme. In provincia c'è necessità fortissima di cose di questo genere: frittelle, pomodori, salse, birre, - che si possa trovare solo qui e in nessun posto altrove. Questo fa essere reale e gustosa a vita provinciale. Altrimenti, se nella nazione tutto è  uguale, quale sarà il motivo di restare in provincia? Il restare sarà solamente il segno dell'impossibilità di trasferirsi nella capitale.

I motivi del fenomeno comprendono anche la ricerca della rendita, il monopolio e la corruzione. Questo fortemente impedisce il funzionamento delle piccoli imprese che non riescono ad avere rapporti amichevoli con le autorità locali. Ma più importante è che i venditori, i commercianti e i consumatori non badano alla qualità e alla esclusività, non vogliono fare uno sforzo per avere qualcosa di meglio.

Insomma, l'autore conclude che la provincia della Russia è il vero futuro del paese, ma c'è necessità urgente di migliorare e riempire la vita provinciale di senso, in particolare migliorare la cultura del consumo.


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   Daniele Castiglioni   2007

                                     La stazione di Ob, prima di Novosibirsk di Ob, prima di

 Come sempre la presenza di soldati in stazione è una costante, questi giovanissimi ragazzi si annoiano,

seduti tutti insieme vicini, chiacchierando e scherzando nell’attesa del loro convoglio. Si dividono in due gruppi: uno costituito da soldatini semplici, senza stellette varie ed eleganti uniformi, l’altro formato da giovani vestiti in modo più ufficiale e con i cappotti ornati dai rispettivi gradi. Un ufficiale anziano li comanda, ogni tanto li divide in gruppi nella sala della stazione ed ordina loro di sistemarsi in fila, per poi marciare portandoli chissà dove. I ragazzi ridono e obbediscono agli ordini in maniera divertita, non sirespira un’atmosfera severa da caserma. Le loro esibizioni interrompono a tratti la noia delle ore che sto passando seduto su una panchina di metallo della sala d'aspetto, nel freddo di una stazione troppo grande per essere adeguatamente riscaldata.

Fortunatamente ad un certo punto un pazzo vivacizza l’ambiente e calamita su di se l’attenzione generale.Quest’uomo si mette al centro della sala e, con urla e movimenti scattanti, simula i colpi di qualche arte marziale, immobilizzandosi poi alcuni secondi nelle mosse che compie. Forse per essere ammirato dai soldati, forse solo per farsi notare o per chissà quali altri motivi nascosti nel suo cervello, continua nelle sue evoluzioni finché l’addetta alla sala lo invita a smetterla. Al termine dello spettacolo scrosciano fragorosi gli applausi del mini esercito presente e questo signore sconosciuto ringrazia inchinandosi. Allora i piccoli soldati riprendono a scherzare tra loro, passandosi di mano in mano bottiglie di coca-cola che trangugiano avidamente.

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      Il provodnik  ricorda  che è proibito bere    Daniele Castiglioni ã2007

Il viaggio verso Neryungri lo faccio in vagone obsche, cioè la più economica sistemazione.

Sperimento per la prima volta questo modo di viaggiare, che è abbastanza scomodo, ma non impossibile, se ci destreggia tra persone, bambini e provodniki, oltre agli ubriachi naturalmente, dato che sono una costante sempre presente.

Sono spinto da una irrefrenabile voglia di arrivare e vedere Yakutsk, la capitale della Yakutia, mitica terra sognata. Estesa e misteriosa, antica terra delle scorribande dei mammut, culla di popolazioni preistoriche, ricca di oro, diamanti e pietre preziose, interamente ammantata di foreste solcate da fiumi immensi, tra cui spicca la Lena.

Novecentomila abitanti su un territorio vasto come l’India. Vie di comunicazione praticamente inesistenti, eccetto qualche strada non degna di questo nome e la ferrovia verso Yakutsk perennemente in costruzione.

Caratteristica del vagone obsche è quella di non potersi sdraiare e dormire, come ad esempio nel platskartnyj: i posti sono a sedere, per far stare più persone nella carrozza, ciò comporta  disagi che rendono il viaggio, di per sé già lungo data la lentezza cronica dei treni russi, una prova snervante e assolutamente estenuante. Non esistono ovviamente i soliti materassi, lenzuola e coperte per dormire, ma con un po’ di fortuna lo si può fare nella “cuccetta” superiore, sempre che sia libera o che la si liberi da bagagli altrui. C’è una sorta di competizione per potersi coricare lassù, ma il posto è uno ogni tre quattro persone, quindi generalmente difficile da accaparrare se si sale ad una fermata intermedia del percorso del treno.

Bambini che urlano e mangiano, piedi dall’odore nauseabondo che spuntano all’altezza del naso dai posti superiori, bagagli ammassati in alto e barcollanti, sovraffollamento: cosi si presenta un vagone obsche, più o meno come un treno pendolari, tranne che dovrò starci circa 20 ore. Dopo sole quattro ore di immobilità forzata il sedile mi sembra di pietra e non riesco più a trovare una posizione comoda; di fronte a me siede una robusta signora con la figlia che regge perennemente in mano un mazzo di fiori, dopo un po’ iniziamo a chiacchierare per far passare il tempo e la signora mi dice che stanno andando a Skovorodino per un matrimonio, dunque i fiori sono per la cerimonia e non devono rovinarsi. Un soldato seduto vicino a me mi chiede di parlare dell’Italia e mi regala due cicche di gomma. Ho trovato persone con cui discorrere, ma il tempo sembra essersi fermato e l’apatica velocità di crociera acutizza questa mia sensazione. Mi pare di essere su questo treno da un mese.

Due ubriachi sui cinquant’anni sono adagiati proprio di fianco ai nostri posti, intenti a scegliere cosa sia meglio per continuare il viaggio: birra o wodka? Alla fine optano per la tradizionale bevanda russa da 40 gradi, anche se il provodnik, passando, ricorda loro che è proibito bere superalcolici sul treno e lancia un avvertimento che però non colgono. Uno dei due probabilmente non arriva a cinquanta anni, ma ha un aspetto molto vissuto, viso segnato, occhi come due piccole fessure, parlata biascicata. L’altro è più vispo e tenta anche di abbracciare la formosa signora davanti a me, ma viene malamente respinto dalla stessa, poi inizia discorsi per me incomprensibili ma molto esilaranti per tutti gli altri, cerca di fare battute sui sacchi di cetrioli posti sopra di noi e continua a ridere in ritardo rispetto alle risposte degli altri. Finite le bottiglie si arrampica sulla cuccetta sopra di me e si sdraia cadendo in un sonno agitato, al contrario del suo amico che si è sdraiato in alto anche lui, ma è immobile durante il sonno.

Passa un’oretta tranquilla e mi metto a giocare con un bambino che attraversa il corridoio e poi si allontana.  Un tonfo sordo e pesante: l’ubriaco che dormiva tranquillo si è spostato nel sonno ed è precipitato rumorosamente da circa un metro e sessanta di altezza  nel corridoio, un attimo dopo che il bambino si era allontanato. Un secondo prima e lo avrebbe frantumato sotto il suo peso. A parte l’attimo di risveglio ed i lamenti dovuti all’atterraggio doloroso, l’ubriacone si è risistemato subito in mezzo al corridoio, come se fosse ancora in cuccetta, ricominciando a dormire per terra! Quando gli altri passeggeri capiscono che sarebbe andato avanti a dormire impedendo il passaggio nel corridoio iniziano a urlargli frasi poco gentili e lo svegliano a calci e strattoni, in questo si impegnano anche la signora di fronte a me ed il soldato con cui stavo parlando. Sollevatosi più o meno in piedi, il malcapitato si accuccia seduto al suo posto e continua a ronfare lamentandosi nel sonno per i dolori della caduta. Il suo amico che dorme sopra di noi non si è accorto di nulla.

Durante il viaggio mangiucchio qualcosa. Nel sacchetto con il cibo in regalo c’è di tutto: formaggio, salame, pane, pomodori, brioches, e altro. Butto nel contenitore della spazzatura gli scarti del pranzo (bottiglie di plastica, carte e cartacce, sacchettini di plastica), ma quasi tutti non mi imitano e gettano qualsiasi cosa dal finestrino. Fino a Skovorodino il viaggio è più o meno tranquillo, ma nel tratto seguente, fino a Tynda, diventerà un inferno. Cominciano infatti a salire ad ogni stazione sempre più persone ed il vagone trabocca. Poco dopo Skovorodino, esattamente alla stazione di Bamovskaya, lasciamo la linea transiberiana per puntare decisamente verso nord, direzione Tynda.

Una compagnia di ragazzi che stanno andando a Tynda ha scelto i posti vicino a me per sedersi. Sono stanco e loro sono rumorosi, ridono, scherzano e soprattutto sono tanti e dobbiamo stringerci per stare tutti seduti. Bevono dalle loro bottiglie di plastica di birra, versano il contenuto in tanti bicchieri e fanno passare il tempo chiacchierando tra loro. Hanno colonizzato il tavolino davanti a me appoggiandoci bicchieri colmi di liquido aromatizzato al luppolo e improvvisati vasi di plastica contenenti i mazzi di fiori per le loro ragazze. Il treno prosegue spesso a strattoni e più di una volta cade e si rovescia tutto, birra e acqua dei fiori, inondando tavolino e pavimento sottostante.

 Intanto ci ha raggiunto un altro ubriaco, un amico degli altri due già citati prima, che si è accovacciato stendendosi tra le schiene dei ragazzi di fronte a me e lo schienale del treno. Praticamente un sandwich umano ubriaco. Deve essere in qualche modo imparentato con i Chukchi dell’estremo nord-est russo: ha occhi azzurrissimi e brillanti, ma un viso duro, squadrato, da orso bianco, con sopracciglia fittissime. Non si accorge di gridare mentre parla e viene più volte zittito da tutti. Offre ai ragazzi del pesce salato pieno di lische che tira fuori dalle tasche, ma viene schifato da tutti e si offende, cosi decide di dormire dopo aver sorseggiato una lattina di birra. Le alluvioni causate dal rovesciamento della birra e dell’acqua dei fiori creano piccole cascate che si tuffano dal tavolino direttamente nelle sue scarpe lasciate sul pavimento. Tra risate, birra, confusione, sovraffollamento e la mia voglia di dormire arriviamo a Tynda dopo non so quante ore per percorrere 180 km. Scendono quasi tutti e pochi salgono, cosi avrò posto per sdraiarmi! La provodnitsa sveglia dolcemente l’ubriaco simile ad un chukcho per avvertirlo che questa è anche la sua fermata: gli strappa il braccio su cui poggia la testa mentre dorme e la sua testa pesta violentemente contro il bordo di ferro del tavolino. si sveglia, prende la borsa, non un lamento, finisce la lattina di birra e si allontana barcollando. Gli altri suoi compari se ne vanno in fretta e furia dimenticandosi sul treno gli occhiali di uno dei due. Edizione J G Sapodilla 2009


 

daniele castiglioni    Sulla transiberiana    Estate 2005

 

             Il treno per  Irkutsk e il poliziotto furbo            

 Siamo già in stazione a Krasnoyarsk per altri 1100 km di treno fino a Irkutsk.

Sarà il nostro ultimo tragitto in treno sulla mitica linea transiberiana. In tutto altre 20 ore

circa nel  vagone. Per la prima volta viaggiamo in terza classe. È più stretto che in seconda e non ci sono gli

scompartimenti, semplicemente le cuccette si susseguono una dopo l' altra,senza interruzioni lungo tutto il

vagone. Ci saranno sessanta persone nel vagone e ognuno può vedere quello che fanno tutti gli altri.

Mentre mezzo addormentato guardo fuori dal finestrino, .arrivano in visita due poliziotti, il ciccione e lo smilzo. Una specie di

sesto senso, esperienza, mi fa capire subito che sarebbe andata a finire male. Per tutta la vacanza

ho temuto questo momento che puntualmente è arrivato. Per mettermi a mio agio parlano solo in

russo.”Non capisco” continuo a ripetere. Alla fine decido di mostrare il passaporto di mia iniziativa, so

che è quello che vogliono. So che troveranno qualcosa che non va. Il ciccione, il più giovane dei due ma

chiaramente di grado superiore, lo sfoglia e comincia a fare domande. Faccio vedere di avere tutte le

registrazioni. Ma lui incomincia ad indicare col ditone grassoccio una voce mancante: l'invito. Non ho il numero di invito,

nessuno mi ha invitato dalla Russia, Ottenere il visto con un invito è più facile.

Glielo spiego in italiano. Ma lui ormai ha trovato la scusa e continua. Manca qualcosa, manca qualcosa,.io

faccio spallucce. Poi spariscono. Andati? Neanche a pensarci.  Semplicemente si sono sistemati nella saletta in testa al

vagone e mi chiamano. Intanto hanno trovato anche il mio amico.

Ci siamo capiti  su cosa sta succedendo? Come scritto in ogni guida turistica appena decente sulla

Russia, siamo incappati nel poliziotto corrotto che approfitta dei turisti per inventarsi  reati o

inesattezze nel visto per farsi uno stipendio in più,  inventando multe. Sapevo che sarebbe successo

ed è successo. Che dire, il mio visto è a posto, lo so, ma quante storie e perdite di tempo ci avrebbero atteso?

Alla fine il ciccione non poteva lasciarci andare, ma magari ci avrebbe fatto scendere dal treno in una stazione isolata

dove per un giorno  non sarebbe transitato un treno; poteva farlo con la scusa di portarci ad una stazione

di polizia per accertamenti. Mentre siamo li convocati, il ciccione prende un modulo dalla sua tasca e comincia a scrivere,

 ma subito si interrompe e si rivela nella sua natura: si scrive sulla mano 3000 rubli e ci fa capire che se gli diamo questi soldi è tutto sistemato.

 Che si fa? Gli diamo 1500 rubli  circa 40 euro a testa.. Chiaramente nessuna ricevuta o modulo,  piglia i soldi e via.

Se ne vanno. Il ciccione sparisce per sempre, ma torna trovarci lo smilzo e, anche se non parla la nostra lingua, ci fa

capire bene che si scusa, che non poteva farci niente e ci conforta con una pacca sulle spalle. Poi se ne

va. Dallo sguardo, si capisce che è sinceramente dispiaciuto.

Passiamo una notte insonne e alle 4 del mattino siamo a Irkutsk.

Edizione j g Sapodilla      2009

 


1/01/2007

        DIMITRI LEBEDEV  

                                                    SUL MIGLIORAMENTO DELL'IMMAGINE DELLA RUSSIA

 

Il giornale Komsomolskaja Pravda ha pubblicato fra mucchi di stupidaggine un interessante intervista col editore della rivista eXile, Mark Ames. La sua revista anglofonica è nata per gli espatriati che vivono in Russia e per quelli che si interessano al nostro paese. Ames abita a Mosca già da 15 anni, facendo visite ai suoi negli USA.

Secondo Ames, tutti gli sforzi dei russi per piacere all'Occidente sono inutili. Dobbiamo amare solo noi stessi e preservare il senso d'umorismo. 

Ames - Stiamo girando un film proprio su questo tema: l'immagine della Russia all'estero. Provo a distruggere i miti occidentali sulla Russia.

 - E come va a finire?-

  Ames - Non so ancora. Semplicemente facciamo dell’ umorismo su queste cose. Una cosa che mi ha ispirato per girare il film è stato un incontro con un americano venuto in Russia per una Esposizione. Gli ho proposto. “Andiamo da me a Mosca?”. “ Sei scemo?! saremmo uccisi tutti quanti per la strada”, si è spaventato quello.

Ho provato spiegare che il numero di omicidi a Mosca è inferiore a quello in una qualsiasi grande città americana. A Mosca è normale che una ragazza prenda un taxi per la strada alle tre di notte, in America fa paura solo a pensarci. Si può incontrare un criminale nelle città russe, ma si può camminare per le strade di sera senza problemi. In una città Americana sarai derubato di sicuro. -

  - A che scopo tu, un americano, fai questo film?

 Ames - Vorrei saperlo. Mi piace vivere qua. Mi ero innamorato della vostra letteratura quando venni qui negli anni '90. E subito m'innamorai del vostro paese. In America sognavo una vita proprio così: drammatica, imprevedibile. E mi meraviglio che in Occidente si sappia tanto poco di voi russi.

 - Forse non vogliono sapere?

 Ames - Non vogliono cambiare l'immagine già formata. Rendetevi conto che la stampa americana è molto diversa dalla vostra. All'Occidente la gente crede che i giornali siano assolutamente trasparenti e obiettivi,  che la stampa, quindi  di conseguenza tutta la società, sappia la verità in ultima istanza.

Ho preso la parola nell'Università di Columbia e semplicemente espressi la mia perplessità perché i conflitti in Iraq e Cosovo sono stati esposti nella stampa americana tanto unilateralmente. Mi guardarono come un pazzo! E non mi permisero prendere più la parola.

Fortunatamente, in Russia non è così. Il popolo non crede alla stampa e al potere. Tutti capiscono che l'opinione del giornalista viene influenzata da molti fattori: i soldi, la carriera, la paura. I russi credono solo a se stessi, e questo è la forza dei russi. Se gli americani fossero privati della loro fede, e sapessero la verità, l'America crollerebbe. Perché la fede di ogni americano è mica da meno di un terrorista musulmano.

Ho capito che io non posso scrivere una storia  veridica nella stampa occidentale sulla Cecenia, per esempio che lì la vita si sta riorganizzando. Questo distruggerebbe la mia immagine professionale, creerebbe problemi, però me ne frego.-

 - Stai alludendo della censura?-

 Ames - No, c'è una cosa più brutta. Tanto per cominciare, i giornalisti occidentali che vengono mandati qui, in Russia, da molto tempo non sono di alta qualità. Venti anni fa indossavano i jeans, i maglioni, avevano proprie opinioni e cercavano di capire tutto coi propri cervelli. Ora non hanno alcuna differenza dagli impiegati bancari, sono propri e veri colletti bianchi, sognano di andare via dalla Russia in Francia o Germania. Hanno un unico problema,  vendere il loro materiale al redattore che non è mai stato in Russia. Il redattore ha da molto tempo assorbito l'idea che la Russia è un paese totalitario, il presidente Putin  il tiranno, per pubblicare un articolo positivo andrà a consultare i suoi capi. Allora perché creare tali difficoltà? Il giornalista scriverà una porcheria che passerà liscia.

Però questa non è censura. Il redattore non ha paura del presidente Bush, non riceve pressione dal governo, i poliziotti per la strada non gli chiedono i documenti. Ma nonostante questo un redattore americano è più timoroso di uno russo, si comporta con molta più prudenza.-

 - Perché?-

 Ames - E' difficile comprendere. Forse perché noi americani siamo molto religiosi. Trentasette milioni di americani sono "evangelisti". In realtà sono settari, molti dei quali credono che la fine del mondo è vicina  e hanno molta paura di sbagliare e subito finire all'inferno.

Il mio amico Bob ha lavorato come avvocato a Mosca per un anno e non voleva tornare negli Usa. Mi ha telefonato e raccontato "avendo vissuto coi russi sono diventato un'altra persona!" Dice che ha  imparato a comunicare con gli altri normalmente. Ma la cosa principale è che  dai russi lui abbia imparato l'intrepidezza.

- Ma questo Bob ha esagerato.-

 Ames - Gli ho detto lo stesso. Più tardi l'ho capito. Voi russi avete paura  dei criminali. Ma la paura, che hanno gli americani è più paurosa. Ogni secondo abbiamo paura di sbagliare. Che essendo debole in un momento tu possa distruggere tutta la tua carriera. Bob se n'è sbarazzato ed è felice. Credimi, la paura intossica la vita fortemente.   

 - Sei molto scettico su i tuoi compatrioti.-

 Ames - I Russi hanno un mito proprio, hanno una idea  troppo negativa degli stranieri. Credimi, non c’ è nulla di più brutto di un tipico ospite europeo a Mosca, perverso, grosso e calvo. Il Sesso-turismo a Mosca è popolare fra i tedeschi, gli scandinavi e gli olandesi. Sono felici di andar via dalla loro polizia compaesana e, impuniti, possono sfogare tutte le loro perversioni con le prostitute russe. Ci sono molti turisti che soffrono dalla crisi dell'età media e pensano di venire a fare gli avventurieri.

La maggioranza di loro non conosce la vostra letteratura  cultura e prendono arie di superbia. E da questa bassa specie di europei e di americani voi russi prendete l'immagine di noi. Questo è molto brutto.

Si può riconoscere un americano facilmente. Negli Usa un americano invita una ragazza in un ristorante e lei fa un ordine modesto. Poi viene qui e invita una russa che ordina un cognac costoso o champagne. All'americano questo non piace, crede di essere usato, che gli estorcano soldi e che lui sia stato un scemo. In realtà può capitare che la ragazza russa non conosca i ristoranti costosi, non conosca i nomi nel menù.. Qui tutto non è e comprensibile come in America. Gli stranieri spesso credono che le  donne russe siano belle bionde con gli occhi azzurri e ubbidienti.

 - E invece le donne russe non sono così? Possibile?-

 Ames – Comunque sono più belle che negli Usa. Quelle sono grosse. Le russe sono più femminili, più naturali, e quando lo capisci e ti rilassi, finisci nei guai! 

- Mark, credo che hai qualcosa di personale.-  

Ames - Hai ragione. Le russe sanno essere crudeli. Specialmente se prendi tutto per moneta sonante. Le relazioni con loro sono sempre drammatiche. Per questo soffro, ma non posso immaginarmi una vita con un'americana.

- Cosa può fare la Russia per migliorare l'immagine propria all'estero?-

 Ames - Curarsene di meno. E' inutile. In Occidente ancora per lungo tempo crederanno che in Russia governino comunisti, che vi siano code in negozi e gli orsi per le strade.

 - Possibile che non si possa semplicemente comprare un'immagine buona?-

 - Eheh, anche se date soldi ai giornalisti stranieri a Mosca, questi scemi non capirebbero niente. Sto scherzando. In Occidente c’è una disillusione, perché la Russia non è diventata un altro Stato Aiova, come quello che è successo con la Cecoslovacchia  e la Polonia. I Cechi e i polacchi sono completamente sottomessi agli Usa. Amano l'America. Ma voi con la vostra mentalità e la vostra cultura semplicemente non potete sottomettervi. Proprio questo fa arrabbiare  l'America, perché la sua cultura si appoggia su quello che tutti gli altri approvano per la sua superiorità. E se uno non lo fa, c'è un errore nell'America o... -

- ...Nella Russia.

 Ames - Esatto. Sono sbagliati i russi. Così è più facile per l’America.

 - Dove ti senti meglio, in America o in Russia?-

 Ames - Qui a Mosca. Potrei tornare negli Usa, ma non lo voglio. Qui ci sono venuto non per i soldi, non per il sesso, come la maggior parte. Ci sono venuto per vivere. E la vita qui è interessante, c’è più libertà, forse perché siete anarchici nell'anima. Anche se qui la vita non è sempre bella, a me piace.

Però quando sono stato a casa in California l'ultima volta, la mamma mi ha detto: "Figliuolo, assomigli sempre più a russi: sorridi poco, sei più duro e i tuoi occhi sono tristi." Recentemente mi sono guardato nello specchio e ho pensato: "Ma lei ha ragione!"-

 Edizione Sapodilla 2009