
03/11/2006 Dmitri Levedev
Il paese dell'assortimento uniforme
Su Ekspert, una rivista russa, recentemente ho letto un articolo di prima pagina) col titolo "Il paese del assortimento uniforme".
Si tratta soprattutto dell'uniformità dei prodotti alimentari. Secondo
l'autore, in quasi ogni negozio, in ogni paesello russo, l'assortimento
sarebbe uguale a quello nel negozio vicino, a quello dei negozi del
capoluogo e dei
negozi di Mosca. Mai niente di unico e speciale, nessuna cosa bella e
diversa.
Da molti posti si lamenta che qua o là è scomparsa una bella panna acida
("smetana"), bei cetrioli salati, una salsa, una marmellata. Gli
imprenditori di provincia si lamentano che per le imprese piccole diventi
sempre più difficile lavorare, specialmente nel settore prodotti
alimentari.
Sempre più i negozi lavorano con aziende per la vendita all’ingrosso e
basta. E se produci una marmellata, conosciuta solo qui, in una cittadina
provinciale, non la salverà neanche il fatto che sia la più gustosa nel
mondo - i negozi smettono di comprarla. I negozianti allargano le braccia:
"così è più comodo". I venditori all'ingrosso sono più istruiti, dicono
"la logistica". Anche dicono che la gente provinciale si fida troppo della
TV e compra sempre più quello che viene publicizzato, crede che quei
marchi famosi siano segni di una vita grande e reale.
Però non è possibile che tutto il paese abbia l'assortimento uniforme. In
provincia c'è necessità fortissima di cose di questo genere: frittelle,
pomodori, salse, birre, - che si possa trovare solo qui e in nessun posto
altrove. Questo fa essere reale e gustosa a vita provinciale. Altrimenti,
se nella nazione tutto è uguale, quale sarà il motivo di restare in
provincia? Il restare sarà solamente il segno dell'impossibilità di
trasferirsi nella capitale.
I motivi del fenomeno comprendono anche la ricerca della rendita, il monopolio e
la corruzione. Questo fortemente impedisce il funzionamento delle piccoli
imprese che non riescono ad avere rapporti amichevoli con le autorità
locali. Ma più importante è che i venditori, i commercianti e i
consumatori non badano alla qualità e alla esclusività, non vogliono
fare uno sforzo per avere qualcosa di meglio.
Insomma, l'autore conclude che la provincia della Russia è il vero futuro
del paese, ma c'è necessità urgente di migliorare e riempire la vita
provinciale di senso, in particolare migliorare la cultura del consumo.
Revisione
di J G Sapodilla
Daniele Castiglioni 2007
La stazione di Ob, prima di Novosibirsk di Ob, prima di
Come sempre la presenza di soldati in stazione è una costante, questi giovanissimi ragazzi si annoiano,
seduti tutti insieme vicini, chiacchierando e scherzando nell’attesa del loro convoglio. Si dividono in due gruppi: uno costituito da soldatini semplici, senza stellette varie ed eleganti uniformi, l’altro formato da giovani vestiti in modo più ufficiale e con i cappotti ornati dai rispettivi gradi. Un ufficiale anziano li comanda, ogni tanto li divide in gruppi nella sala della stazione ed ordina loro di sistemarsi in fila, per poi marciare portandoli chissà dove. I ragazzi ridono e obbediscono agli ordini in maniera divertita, non sirespira un’atmosfera severa da caserma. Le loro esibizioni interrompono a tratti la noia delle ore che sto passando seduto su una panchina di metallo della sala d'aspetto, nel freddo di una stazione troppo grande per essere adeguatamente riscaldata.
Fortunatamente ad un certo punto un pazzo vivacizza l’ambiente e calamita su di se l’attenzione generale.Quest’uomo si mette al centro della sala e, con urla e movimenti scattanti, simula i colpi di qualche arte marziale, immobilizzandosi poi alcuni secondi nelle mosse che compie. Forse per essere ammirato dai soldati, forse solo per farsi notare o per chissà quali altri motivi nascosti nel suo cervello, continua nelle sue evoluzioni finché l’addetta alla sala lo invita a smetterla. Al termine dello spettacolo scrosciano fragorosi gli applausi del mini esercito presente e questo signore sconosciuto ringrazia inchinandosi. Allora i piccoli soldati riprendono a scherzare tra loro, passandosi di mano in mano bottiglie di coca-cola che trangugiano avidamente.
Revisione di J G Sapodilla
Il provodnik ricorda che è proibito bere Daniele Castiglioni ã2007
Il viaggio verso Neryungri lo faccio in vagone obsche, cioè la più economica sistemazione.
Sperimento per la prima volta questo modo di viaggiare, che è abbastanza scomodo, ma non impossibile, se ci destreggia tra persone, bambini e provodniki, oltre agli ubriachi naturalmente, dato che sono una costante sempre presente.
Sono spinto da una irrefrenabile voglia di arrivare e vedere Yakutsk, la capitale della Yakutia, mitica terra sognata. Estesa e misteriosa, antica terra delle scorribande dei mammut, culla di popolazioni preistoriche, ricca di oro, diamanti e pietre preziose, interamente ammantata di foreste solcate da fiumi immensi, tra cui spicca la Lena.
Novecentomila abitanti su un territorio vasto come l’India. Vie di comunicazione praticamente inesistenti, eccetto qualche strada non degna di questo nome e la ferrovia verso Yakutsk perennemente in costruzione.
Caratteristica del vagone obsche è quella di non potersi sdraiare e dormire, come ad esempio nel platskartnyj: i posti sono a sedere, per far stare più persone nella carrozza, ciò comporta disagi che rendono il viaggio, di per sé già lungo data la lentezza cronica dei treni russi, una prova snervante e assolutamente estenuante. Non esistono ovviamente i soliti materassi, lenzuola e coperte per dormire, ma con un po’ di fortuna lo si può fare nella “cuccetta” superiore, sempre che sia libera o che la si liberi da bagagli altrui. C’è una sorta di competizione per potersi coricare lassù, ma il posto è uno ogni tre quattro persone, quindi generalmente difficile da accaparrare se si sale ad una fermata intermedia del percorso del treno.
Bambini che urlano e mangiano, piedi dall’odore nauseabondo che spuntano all’altezza del naso dai posti superiori, bagagli ammassati in alto e barcollanti, sovraffollamento: cosi si presenta un vagone obsche, più o meno come un treno pendolari, tranne che dovrò starci circa 20 ore. Dopo sole quattro ore di immobilità forzata il sedile mi sembra di pietra e non riesco più a trovare una posizione comoda; di fronte a me siede una robusta signora con la figlia che regge perennemente in mano un mazzo di fiori, dopo un po’ iniziamo a chiacchierare per far passare il tempo e la signora mi dice che stanno andando a Skovorodino per un matrimonio, dunque i fiori sono per la cerimonia e non devono rovinarsi. Un soldato seduto vicino a me mi chiede di parlare dell’Italia e mi regala due cicche di gomma. Ho trovato persone con cui discorrere, ma il tempo sembra essersi fermato e l’apatica velocità di crociera acutizza questa mia sensazione. Mi pare di essere su questo treno da un mese.
Due ubriachi sui cinquant’anni sono adagiati proprio di fianco ai nostri posti, intenti a scegliere cosa sia meglio per continuare il viaggio: birra o wodka? Alla fine optano per la tradizionale bevanda russa da 40 gradi, anche se il provodnik, passando, ricorda loro che è proibito bere superalcolici sul treno e lancia un avvertimento che però non colgono. Uno dei due probabilmente non arriva a cinquanta anni, ma ha un aspetto molto vissuto, viso segnato, occhi come due piccole fessure, parlata biascicata. L’altro è più vispo e tenta anche di abbracciare la formosa signora davanti a me, ma viene malamente respinto dalla stessa, poi inizia discorsi per me incomprensibili ma molto esilaranti per tutti gli altri, cerca di fare battute sui sacchi di cetrioli posti sopra di noi e continua a ridere in ritardo rispetto alle risposte degli altri. Finite le bottiglie si arrampica sulla cuccetta sopra di me e si sdraia cadendo in un sonno agitato, al contrario del suo amico che si è sdraiato in alto anche lui, ma è immobile durante il sonno.
Passa un’oretta tranquilla e mi metto a giocare con un bambino che attraversa il corridoio e poi si allontana. Un tonfo sordo e pesante: l’ubriaco che dormiva tranquillo si è spostato nel sonno ed è precipitato rumorosamente da circa un metro e sessanta di altezza nel corridoio, un attimo dopo che il bambino si era allontanato. Un secondo prima e lo avrebbe frantumato sotto il suo peso. A parte l’attimo di risveglio ed i lamenti dovuti all’atterraggio doloroso, l’ubriacone si è risistemato subito in mezzo al corridoio, come se fosse ancora in cuccetta, ricominciando a dormire per terra! Quando gli altri passeggeri capiscono che sarebbe andato avanti a dormire impedendo il passaggio nel corridoio iniziano a urlargli frasi poco gentili e lo svegliano a calci e strattoni, in questo si impegnano anche la signora di fronte a me ed il soldato con cui stavo parlando. Sollevatosi più o meno in piedi, il malcapitato si accuccia seduto al suo posto e continua a ronfare lamentandosi nel sonno per i dolori della caduta. Il suo amico che dorme sopra di noi non si è accorto di nulla.
Durante il viaggio mangiucchio qualcosa. Nel sacchetto con il cibo in regalo c’è di tutto: formaggio, salame, pane, pomodori, brioches, e altro. Butto nel contenitore della spazzatura gli scarti del pranzo (bottiglie di plastica, carte e cartacce, sacchettini di plastica), ma quasi tutti non mi imitano e gettano qualsiasi cosa dal finestrino. Fino a Skovorodino il viaggio è più o meno tranquillo, ma nel tratto seguente, fino a Tynda, diventerà un inferno. Cominciano infatti a salire ad ogni stazione sempre più persone ed il vagone trabocca. Poco dopo Skovorodino, esattamente alla stazione di Bamovskaya, lasciamo la linea transiberiana per puntare decisamente verso nord, direzione Tynda.
Una compagnia di ragazzi che stanno andando a Tynda ha scelto i posti vicino a me per sedersi. Sono stanco e loro sono rumorosi, ridono, scherzano e soprattutto sono tanti e dobbiamo stringerci per stare tutti seduti. Bevono dalle loro bottiglie di plastica di birra, versano il contenuto in tanti bicchieri e fanno passare il tempo chiacchierando tra loro. Hanno colonizzato il tavolino davanti a me appoggiandoci bicchieri colmi di liquido aromatizzato al luppolo e improvvisati vasi di plastica contenenti i mazzi di fiori per le loro ragazze. Il treno prosegue spesso a strattoni e più di una volta cade e si rovescia tutto, birra e acqua dei fiori, inondando tavolino e pavimento sottostante.
Intanto ci ha raggiunto un altro ubriaco, un amico degli altri due già citati prima, che si è accovacciato stendendosi tra le schiene dei ragazzi di fronte a me e lo schienale del treno. Praticamente un sandwich umano ubriaco. Deve essere in qualche modo imparentato con i Chukchi dell’estremo nord-est russo: ha occhi azzurrissimi e brillanti, ma un viso duro, squadrato, da orso bianco, con sopracciglia fittissime. Non si accorge di gridare mentre parla e viene più volte zittito da tutti. Offre ai ragazzi del pesce salato pieno di lische che tira fuori dalle tasche, ma viene schifato da tutti e si offende, cosi decide di dormire dopo aver sorseggiato una lattina di birra. Le alluvioni causate dal rovesciamento della birra e dell’acqua dei fiori creano piccole cascate che si tuffano dal tavolino direttamente nelle sue scarpe lasciate sul pavimento. Tra risate, birra, confusione, sovraffollamento e la mia voglia di dormire arriviamo a Tynda dopo non so quante ore per percorrere 180 km. Scendono quasi tutti e pochi salgono, cosi avrò posto per sdraiarmi! La provodnitsa sveglia dolcemente l’ubriaco simile ad un chukcho per avvertirlo che questa è anche la sua fermata: gli strappa il braccio su cui poggia la testa mentre dorme e la sua testa pesta violentemente contro il bordo di ferro del tavolino. si sveglia, prende la borsa, non un lamento, finisce la lattina di birra e si allontana barcollando. Gli altri suoi compari se ne vanno in fretta e furia dimenticandosi sul treno gli occhiali di uno dei due. Edizione J G Sapodilla 2009
daniele castiglioni Sulla transiberiana Estate 2005
Il treno per Irkutsk e il poliziotto furbo
Siamo già in stazione a Krasnoyarsk per altri 1100 km di treno fino a Irkutsk.
Sarà il nostro ultimo tragitto in treno sulla mitica linea transiberiana. In tutto altre 20 ore
circa nel vagone. Per la prima volta viaggiamo in terza classe. È più stretto che in seconda e non ci sono gli
scompartimenti, semplicemente le cuccette si susseguono una dopo l' altra,senza interruzioni lungo tutto il
vagone. Ci saranno sessanta persone nel vagone e ognuno può vedere quello che fanno tutti gli altri.
Mentre mezzo addormentato guardo fuori dal finestrino, .arrivano in visita due poliziotti, il ciccione e lo smilzo. Una specie di
sesto senso, esperienza, mi fa capire subito che sarebbe andata a finire male. Per tutta la vacanza
ho temuto questo momento che puntualmente è arrivato. Per mettermi a mio agio parlano solo in
russo.”Non capisco” continuo a ripetere. Alla fine decido di mostrare il passaporto di mia iniziativa, so
che è quello che vogliono. So che troveranno qualcosa che non va. Il ciccione, il più giovane dei due ma
chiaramente di grado superiore, lo sfoglia e comincia a fare domande. Faccio vedere di avere tutte le
registrazioni. Ma lui incomincia ad indicare col ditone grassoccio una voce mancante: l'invito. Non ho il numero di invito,
nessuno mi ha invitato dalla Russia, Ottenere il visto con un invito è più facile.
Glielo spiego in italiano. Ma lui ormai ha trovato la scusa e continua. Manca qualcosa, manca qualcosa,.io
faccio spallucce. Poi spariscono. Andati? Neanche a pensarci. Semplicemente si sono sistemati nella saletta in testa al
vagone e mi chiamano. Intanto hanno trovato anche il mio amico.
Ci siamo capiti su cosa sta succedendo? Come scritto in ogni guida turistica appena decente sulla
Russia, siamo incappati nel poliziotto corrotto che approfitta dei turisti per inventarsi reati o
inesattezze nel visto per farsi uno stipendio in più, inventando multe. Sapevo che sarebbe successo
ed è successo. Che dire, il mio visto è a posto, lo so, ma quante storie e perdite di tempo ci avrebbero atteso?
Alla fine il ciccione non poteva lasciarci andare, ma magari ci avrebbe fatto scendere dal treno in una stazione isolata
dove per un giorno non sarebbe transitato un treno; poteva farlo con la scusa di portarci ad una stazione
di polizia per accertamenti. Mentre siamo li convocati, il ciccione prende un modulo dalla sua tasca e comincia a scrivere,
ma subito si interrompe e si rivela nella sua natura: si scrive sulla mano 3000 rubli e ci fa capire che se gli diamo questi soldi è tutto sistemato.
Che si fa? Gli diamo 1500 rubli circa 40 euro a testa.. Chiaramente nessuna ricevuta o modulo, piglia i soldi e via.
Se ne vanno. Il ciccione sparisce per sempre, ma torna trovarci lo smilzo e, anche se non parla la nostra lingua, ci fa
capire bene che si scusa, che non poteva farci niente e ci conforta con una pacca sulle spalle. Poi se ne
va. Dallo sguardo, si capisce che è sinceramente dispiaciuto.
Passiamo una notte insonne e alle 4 del mattino siamo a Irkutsk.
Edizione j g Sapodilla 2009
1/01/2007

DIMITRI LEBEDEV
SUL MIGLIORAMENTO DELL'IMMAGINE DELLA RUSSIA
Il giornale Komsomolskaja Pravda ha pubblicato fra mucchi di stupidaggine un interessante intervista col editore della rivista eXile, Mark Ames. La sua revista anglofonica è nata per gli espatriati che vivono in Russia e per quelli che si interessano al nostro paese. Ames abita a Mosca già da 15 anni, facendo visite ai suoi negli USA.
Secondo Ames, tutti gli sforzi dei russi per piacere all'Occidente sono inutili. Dobbiamo amare solo noi stessi e preservare il senso d'umorismo.
Ames - Stiamo girando un film proprio su questo tema: l'immagine della Russia all'estero. Provo a distruggere i miti occidentali sulla Russia.
- E come va a finire?-
Ames - Non so ancora. Semplicemente facciamo dell’ umorismo su queste cose. Una cosa che mi ha ispirato per girare il film è stato un incontro con un americano venuto in Russia per una Esposizione. Gli ho proposto. “Andiamo da me a Mosca?”. “ Sei scemo?! saremmo uccisi tutti quanti per la strada”, si è spaventato quello.
Ho provato spiegare che il numero di omicidi a Mosca è inferiore a quello in una qualsiasi grande città americana. A Mosca è normale che una ragazza prenda un taxi per la strada alle tre di notte, in America fa paura solo a pensarci. Si può incontrare un criminale nelle città russe, ma si può camminare per le strade di sera senza problemi. In una città Americana sarai derubato di sicuro. -
- A che scopo tu, un americano, fai questo film?
Ames - Vorrei saperlo. Mi piace vivere qua. Mi ero innamorato della vostra letteratura quando venni qui negli anni '90. E subito m'innamorai del vostro paese. In America sognavo una vita proprio così: drammatica, imprevedibile. E mi meraviglio che in Occidente si sappia tanto poco di voi russi.
- Forse non vogliono sapere?
Ames - Non vogliono cambiare l'immagine già formata. Rendetevi conto che la stampa americana è molto diversa dalla vostra. All'Occidente la gente crede che i giornali siano assolutamente trasparenti e obiettivi, che la stampa, quindi di conseguenza tutta la società, sappia la verità in ultima istanza.
Ho preso la parola nell'Università di Columbia e semplicemente espressi la mia perplessità perché i conflitti in Iraq e Cosovo sono stati esposti nella stampa americana tanto unilateralmente. Mi guardarono come un pazzo! E non mi permisero prendere più la parola.
Fortunatamente, in Russia non è così. Il popolo non crede alla stampa e al potere. Tutti capiscono che l'opinione del giornalista viene influenzata da molti fattori: i soldi, la carriera, la paura. I russi credono solo a se stessi, e questo è la forza dei russi. Se gli americani fossero privati della loro fede, e sapessero la verità, l'America crollerebbe. Perché la fede di ogni americano è mica da meno di un terrorista musulmano.
Ho capito che io non posso scrivere una storia veridica nella stampa occidentale sulla Cecenia, per esempio che lì la vita si sta riorganizzando. Questo distruggerebbe la mia immagine professionale, creerebbe problemi, però me ne frego.-
- Stai alludendo della censura?-
Ames - No, c'è una cosa più brutta. Tanto per cominciare, i giornalisti occidentali che vengono mandati qui, in Russia, da molto tempo non sono di alta qualità. Venti anni fa indossavano i jeans, i maglioni, avevano proprie opinioni e cercavano di capire tutto coi propri cervelli. Ora non hanno alcuna differenza dagli impiegati bancari, sono propri e veri colletti bianchi, sognano di andare via dalla Russia in Francia o Germania. Hanno un unico problema, vendere il loro materiale al redattore che non è mai stato in Russia. Il redattore ha da molto tempo assorbito l'idea che la Russia è un paese totalitario, il presidente Putin il tiranno, per pubblicare un articolo positivo andrà a consultare i suoi capi. Allora perché creare tali difficoltà? Il giornalista scriverà una porcheria che passerà liscia.
Però questa non è censura. Il redattore non ha paura del presidente Bush, non riceve pressione dal governo, i poliziotti per la strada non gli chiedono i documenti. Ma nonostante questo un redattore americano è più timoroso di uno russo, si comporta con molta più prudenza.-
- Perché?-
Ames - E' difficile comprendere. Forse perché noi americani siamo molto religiosi. Trentasette milioni di americani sono "evangelisti". In realtà sono settari, molti dei quali credono che la fine del mondo è vicina e hanno molta paura di sbagliare e subito finire all'inferno.
Il mio amico Bob ha lavorato come avvocato a Mosca per un anno e non voleva tornare negli Usa. Mi ha telefonato e raccontato "avendo vissuto coi russi sono diventato un'altra persona!" Dice che ha imparato a comunicare con gli altri normalmente. Ma la cosa principale è che dai russi lui abbia imparato l'intrepidezza.
- Ma questo Bob ha esagerato.-
Ames - Gli ho detto lo stesso. Più tardi l'ho capito. Voi russi avete paura dei criminali. Ma la paura, che hanno gli americani è più paurosa. Ogni secondo abbiamo paura di sbagliare. Che essendo debole in un momento tu possa distruggere tutta la tua carriera. Bob se n'è sbarazzato ed è felice. Credimi, la paura intossica la vita fortemente.
- Sei molto scettico su i tuoi compatrioti.-
Ames - I Russi hanno un mito proprio, hanno una idea troppo negativa degli stranieri. Credimi, non c’ è nulla di più brutto di un tipico ospite europeo a Mosca, perverso, grosso e calvo. Il Sesso-turismo a Mosca è popolare fra i tedeschi, gli scandinavi e gli olandesi. Sono felici di andar via dalla loro polizia compaesana e, impuniti, possono sfogare tutte le loro perversioni con le prostitute russe. Ci sono molti turisti che soffrono dalla crisi dell'età media e pensano di venire a fare gli avventurieri.
La maggioranza di loro non conosce la vostra letteratura cultura e prendono arie di superbia. E da questa bassa specie di europei e di americani voi russi prendete l'immagine di noi. Questo è molto brutto.
Si può riconoscere un americano facilmente. Negli Usa un americano invita una ragazza in un ristorante e lei fa un ordine modesto. Poi viene qui e invita una russa che ordina un cognac costoso o champagne. All'americano questo non piace, crede di essere usato, che gli estorcano soldi e che lui sia stato un scemo. In realtà può capitare che la ragazza russa non conosca i ristoranti costosi, non conosca i nomi nel menù.. Qui tutto non è e comprensibile come in America. Gli stranieri spesso credono che le donne russe siano belle bionde con gli occhi azzurri e ubbidienti.
- E invece le donne russe non sono così? Possibile?-
Ames – Comunque sono più belle che negli Usa. Quelle sono grosse. Le russe sono più femminili, più naturali, e quando lo capisci e ti rilassi, finisci nei guai!
- Mark, credo che hai qualcosa di personale.-
Ames - Hai ragione. Le russe sanno essere crudeli. Specialmente se prendi tutto per moneta sonante. Le relazioni con loro sono sempre drammatiche. Per questo soffro, ma non posso immaginarmi una vita con un'americana.
- Cosa può fare la Russia per migliorare l'immagine propria all'estero?-
Ames - Curarsene di meno. E' inutile. In Occidente ancora per lungo tempo crederanno che in Russia governino comunisti, che vi siano code in negozi e gli orsi per le strade.
- Possibile che non si possa semplicemente comprare un'immagine buona?-
- Eheh, anche se date soldi ai giornalisti stranieri a Mosca, questi scemi non capirebbero niente. Sto scherzando. In Occidente c’è una disillusione, perché la Russia non è diventata un altro Stato Aiova, come quello che è successo con la Cecoslovacchia e la Polonia. I Cechi e i polacchi sono completamente sottomessi agli Usa. Amano l'America. Ma voi con la vostra mentalità e la vostra cultura semplicemente non potete sottomettervi. Proprio questo fa arrabbiare l'America, perché la sua cultura si appoggia su quello che tutti gli altri approvano per la sua superiorità. E se uno non lo fa, c'è un errore nell'America o... -
- ...Nella Russia.
Ames - Esatto. Sono sbagliati i russi. Così è più facile per l’America.
- Dove ti senti meglio, in America o in Russia?-
Ames - Qui a Mosca. Potrei tornare negli Usa, ma non lo voglio. Qui ci sono venuto non per i soldi, non per il sesso, come la maggior parte. Ci sono venuto per vivere. E la vita qui è interessante, c’è più libertà, forse perché siete anarchici nell'anima. Anche se qui la vita non è sempre bella, a me piace.
Però quando sono stato a casa in California l'ultima volta, la mamma mi ha detto: "Figliuolo, assomigli sempre più a russi: sorridi poco, sei più duro e i tuoi occhi sono tristi." Recentemente mi sono guardato nello specchio e ho pensato: "Ma lei ha ragione!"-
Edizione Sapodilla 2009