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Ascolta i racconti di Radio Sapodilla
Il treno per Simferopoli e la stupida sgualdrinella copydude Il treno per il Mar Nero è pieno di vacanzieri. Le facce di patata bollita dei russi di città guardano fuori con grande aspettativa da ogni finestrino. Presto acquisteranno quel certo colore di estate. Qualcuno forse ha già preso un poco di sole. È una bella giornata. Potete giurare che è un treno di gente che va in vacanza. Uno si alza, una si siede. Un’altra prende qualcosa da un borsa ma la rimette dentro e sistema di nuovo la borsa sulla retina in alto, subito si rialza inquieta per controllare che qualunque cosa fosse sia stato messa su bene al sicuro. I bambini più piccoli strillano, i ragazzi più grandicelli si annoiano. In giro gli adulti si passano cetriolini, sale e vodka, come in una festa organizzata. -Che succede perché ci fermiamo ? – - Kharkhov. La dogana.- Quelli che hanno fatto il viaggio altre volta si scambiano sguardi rassegnati, si siedono e incrociano le braccia. La festa per ora è finita . Lungo la piattaforma al binario i funzionari ucraini della dogana si stanno imbarcando lentamente sul treno. I doganieri portano avanti il loro lavoro con una lentezza incredibile lungo le carrozze. Si fanno i russi normali per primi: coloro che hanno risparmiato ogni centesimo per due anni o forse persino tre per farsi questa vacanza . I documenti sono esaminati, aperti, piegati, girati. I passeggeri interrogati uno per uno, ad ogni vacanziere viene fatta la stessa stupida domanda. - Perchè siete in viaggio verso il Mar Nero?- -Vacanza.- L'uomo della dogana non solleva mai lo sguardo e non dà alcuna indicazione di aver sentito la risposta. Piega lentamente il documento come per restituirlo al passeggero ma, appena una mano nervosa fa per riprenderlo, lui si ferma. -La prova?- A volte gli ucraini chiedono una lettera o una carta da un datore di lavoro, il quale dichiari che il vacanziere realmente ha diritto a una vacanza, o un qualcosa che dichiari quali sono i giorni di vacanza, o quando la fabbrica è ufficialmente chiusa e quando l'uomo dovrebbe essere indietro sul lavoro. Più carte devono uscir fuori ed essere aperte, girate, controllate, piegate e date indietro. Ci sono sempre buone probabilità che un vacanziere abbia dimenticato una cosa o l’altra. Meglio se non conosce i regolamenti, questo significa una bella grassa multa per la tasca posteriore del funzionario. Ormai il treno si sta riscaldando come un forno. Sono già due ore che se ne sta fermo sotto il sole alto del pomeriggio. I bambini si lamentano di continuo e sono come appassiti. Le madri ansiose elemosinano una bottiglia d’acqua o qualcosa con cui inumidire un panno per le fronti dei bambini. Le toilette sono state bloccate mezz'ora prima di Kharkhov. Ma gli uomini della dogana sono irremovibili. L’ inconveniente di un uomo è il guadagno di un altro uomo. -Quanti soldi in valuta hai? – La donna russa nello scompartimento risponde troppo rapidamente: - Oh, ho soltanto 100 dollari. – -Vedere.- E mentre lei fa per aprire la sua borsa, glie la strappa di mano. Le unghie sporche ufficiali frugano tra le lettere, la scatoletta del trucco, gli anticoncezionali. All fine saltano fuori circa 1.000 dollari, novecento sono subito confiscati e nascosti sotto la tunica ucraina. La donna comincia a singhiozzare senza ritegno. -Vi prego, no, - elemosina. -Quello sono tutti i soldi che ho. . . tutti quelli che abbia mai avuti. . . vi prego.- L'afflizione della donna indigna i passeggeri degli altri scompartimenti che si ammucchiano nel corridoio. Anche l'uomo della dogana comincia a soffrire il caldo. -Sta a sentire, adesso ti metto giù dal treno.- Fa schioccare le dita. -Oh, vi prego, no,- singhiozza la donna. Gli ucraini fanno una piccola riunione fuori sulla piattaforma per discutere la situazione. Metterla fuori del treno sarebbe un modo pulito per darci un taglio, se continua a fare l’isterica potrebbe causare difficoltà. D'altra parte, metterla fuori dal treno significa riempire un modulo. Dovrebbero dividere i novecento con il capo stazione come minimo, forse anche con la polizia locale. Decidono di giocare il colpo grosso e il treno infine si rimette in moto. A Simferopoli, la donna è attesa al binario dal suo uomo. Tutta la saga del viaggio viene fuori confusamente in un istante. I due si scambiano parole. La donna in angoscia ricomincia a urlare e l’uomo la colpisce sulla faccia. Attraverso i finestrini tutti possono leggere sulle labbra dell'uomo. -Che stupida sgualdrina!- Tutti sul treno non potrebbero essere più d’accordo. Tre ore con le toilette chiuse sono state un inferno vivente. E come potete ritenervi spiacenti per qualcuno che ha più soldi di voi ? E tanto meno con una che si porta 1.000 dollari nella sua borsa. Questa non è una cosa giusta. _ TRADUZIONE J G Page SAPODILLA
RUSSIAN STORIES 2005 COPYDUDE The Story About Simferopol And The Stupid Bitch
Miss
Disciplina
Angelita e il terremoto
J G PAGE Sapodlla ©
Angelita e il terremoto Qui in Perù ogni anno arrivano i terremoti a Maggio e Ottobre. E noi ragazze dovevamo fare l’esercitazione, simulare la fuga dalla classe fuori nel patio, per essere pronte se il terremoto veniva davvero. Era un obbligo per tutte le scuole a Lima. Miss Angelina era con noi durante la simulazione. Veniva la Difesa Civile Nazionale a spiegare e a dare tutte le istruzioni. Poi a un certo punto suonava la campana: era il segnale della simulazione, si cominciava. Noi ragazze uscivamo in fila fino al grande patio. Miss Angelina in testa, le insegnanti erano con noi per mantenere l’ordine e tutto il resto. Finalmente un giorno arriva un vero terremoto. Noi eravamo nel salone di musica, un grande salone d’epoca con in mezzo due grandi colonne. Miss Angelita si aggrappa braccia e gambe a una colonna e tutte le ragazze cominciano a strillare, terrorizzate dalla sua reazione. Qualcuna corre fuori, qualcuna continua a strillare, qualcuna cerca un riparo che la protegga, io mi nascondo sotto un tavolo. Nel mezzo della sua isteria Angelita continua a dare ordini. -Ragazze, ragazze, prego state calme, andate fuori in ordine e in silenzio. – Ma era costretta a gridare perché nessuna distingueva le sue parole nel caos. Angelita gridava e si teneva stretta alla colonna come scimmia all’albero. Ed ecco che arriva Carmen, Miss Disciplina. Alcune ragazze correndo fuori dal Salone avevano attirato la sua attenzione e così era arrivata per aiutare Miss Angelina e mettere il posto in ordine. -Ragazze, ragazze, silenzio. E tu, Miss Angelina, dai l’esempio alle ragazze. - La sua faccia severa era più potente della sua voce. Miss Disciplina dovette fare quattro tentativi prima di strappare Miss Angelita dalla colonna. Intanto il terremoto se ne era andato, spaventato dagli strilli e dalla faccia feroce di Miss Disciplina.
TITO VELARDE VINCE LA GUERRA J G Page SAPODILLA -Attenzione, attenzione, arriva il guerriero logistico.- Pedro, il cuoco del reggimento, smette di fischiare, ma continua ad affilare deciso i coltelli. I suoi assistenti s muovono, si cambiano di posto. Gli stivali di Tito Velarde, capitano nell’esercito del Perù settore logistico, scintillano come lo specchio di una sposa: un ufficiale peruviano deve essere sempre pronto a incontrare una bella donna o la sciabola del nemico. - Pedro, comprami cento sandwich tripli e cento bottiglie di Incacola a mie spese, per stasera.- Le banconote vengono depositate sul banco del cuoco. - Organizziamo una festa, capitano?- Il capitano è rigido e insoddisfatto come un ombrello bagnato. - Il materiale mi serve per un piano d’attacco al nemico.- Tito Velarde appartiene a una delle migliori famiglie di Lima, ma è uno di quei tipi a cui manca sempre qualcosa. Al capitano manca la gloria sul campo. Nei circoli ristretti che frequenta lo chiamano ‘guerriero logistico’, una cosa fastidiosa con la ragazze e la sua carriera futura. Ma torniamo ai sandwich e alla Incacola, bevanda molto amata da ogni peruviano. All’alba Tito Velarde raggiunge la prima linea. Al confine tra Perù ed Ecuador scimmiette e pappagalli non trovano pace da duecento anni: è una lite continua, minacce, spari, cannonate, adesso anche le bombe dell’aviazione. Le guerre di confine sono come i debiti dei poveri, non finiscono mai. - Ehi, ecco i rinforzi per sferrare l’attacco finale al nemico.- - Guarda chi arriva, il gatto con gli stivali a cavallo, il guerriero logistico.- Tito Velarde scende dalla jeep, tira giù due sacche e si appresta a mettere in azione il piano, il suo piano segreto, guerra psicologica. Ora i soldati peruviani lo guardano con ammirazione, Velarde distribuisce sandwich e Incacola con disprezzo del fuoco nemico che potrebbe accendersi. L’avamposto peruviano mangia, beve, canta, ma che succede a cento metri di distanza sul fronte Ecuador? Gli ufficiali ecuadoriani si grattano la testa, si passano il binocolo. Il più inesperto rompe il silenzio - Usciamo fuori e prendiamoli di sorpresa.- Per fortuna gli ufficiali esperti sanno come si va finire quando si esce fuori - E’ una trappola, vogliono che usciamo fuori per circondarci. Ci fanno fare la fine del topo attirato dal formaggio. Ma un ufficiale dell’Ecuador non è un topo, vede il formaggio e vede la trappola. Ci preparano un agguato, Passa parola, ci ritiriamo. Ritirata tattica su una posizione sicura.- E fu così che il capitano Velarde mise in fuga il nemico, vinse la guerra e fu ricoperto di medaglie. OLDSMOBILE Di mio nonno, che io chiamavo Papapa, tutto si può dire ma non che non fosse distratto. Papapa era molto orgoglioso di questa distrazione, sapeva che sarebbe diventato uno scienziato o un inventore, se le circostanze fossero state diverse, e la distrazione era la prova. Tutti i grandi scienziati e inventori sono molto distratti, caramba. Papapa sa che un uomo deve sempre mettersi alla prova e va in cerca, in certi posti, di oggetti rotti e inservibili. Più un oggetto è rotto, più grande l’onore di rimetterlo in funzione. Alle cinque del mattino Papapa si alza e medita, poi comincia a riparare gli oggetti, fischiettando.
Una volta Papapa porta a casa un motore d automobile, lo smonta, pulisce bene ogni pezzo, lubrifica, rimonta tutta, poi lo butta via perché non si mette in moto.
Un’altra volta arriva a casa con una lunga canna per innaffiare, la attacca al tubo dell’acqua nel patio e attraversa tutta la casa con la canna. Poi torna indietro e apre l’acqua. Non si è mai saputo che idea avesse nella sua testa. La canna ha tanti piccoli forellini nascosti che innaffiano le stanze. -Humberto – grida Mamama, sua moglie.- I miei mobili.- Papapa ride e danza sotto la pioggia.
Stavo bene con Papapa, gli capitava sempre qualcosa. Un giorno esce con la sua Oldsmobile verde per comprare il pane. Quando viene fuori dal fornaio, va a comprare il giornale. Era domenica, una domenica di sole, Papapa se ne torna a casa inebriato dal profumo dei fiori e dai cinguetti degli uccellini di primavera. E così, dopo un piacevole mattinata a leggere notizie, mangiare pane e tamales con caffè, Papapa viene a pranzo con tutti noi. Quando ci alziamo da tavola, Papapa decide che non sarebbe una cattiva idea andarcene in automobile a prendere un gelato o un milkshake in quella famosa gelateria che era rimasta la stessa dagli anni Cinquanta. Ma quando siamo fuori l’automobile non c’é. Papapa si mette le mani sopra la testa - Qualcuno mi ha rubato l’automobileee. - Ma nessuno di noi si agita e Papa, suo figlio, gli chiede in che posti è stato la mattina. E dopo qualche giro intorno al fornaio, ritroviamo la Oldsmobile dimenticata la mattina.
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