SAPODILLA

      Joe    Home       Piccoli Racconti Gialli     Racconti Gialli                                                                                                                                                                                                                            

 

JOE VA IN BANCA

 

JOE VA IN BANCA

 

                    NON PAGO  JG SAPODILLA

-Joe, è arrivata un’altra lettera dalla banca.-

-Buttala via, zia Martha. Non pago, neanche un soldo a quelle salsicce unte con camicia bianca e cravatta.-

-Ma ci toglieranno la casa , Joe. Dove andremo? Mi piace questa casa a due piani. E poi c’è il giardino. La nostra vicina mi ha promesso che mi insegnerà a coltivare le rose. Avremo un roseto, Joe. Non potresti dare qualcosa alla banca?-

-Sapevi che non saremmo rimasti qui a lungo e a ogni modo preferirei che tu imparassi a crescere cetriolini e pomodori. Non viviamo tempi romantici. Fammi vedere quella lettera.-

La lettera della banca è insolitamente poco aggressiva e poco complicata.

“Caro Joe Penbleton, in relazione alla sua richiesta di una revisione della rata mensile del suo mutuo, la invitiamo a visitarci al più presto nel nostro ufficio. Mary Smith.-

Joe sogghigna felice e rilegge a voce alta.

- Questa donna si sta pisciando nelle mutande, zia Martha. Deve portare mutande ricamate a giudicare dal resto. Penso che mi farò pregare prima di andarci di nuovo.-

-Non parlare in questo modo, Joe. Pensavo di invitare le nostre vicine per una tazza di thè e una fetta della mia torta di mele. Dovresti stirarti una camicia, sono tanto ansiose di conoscere il mio Joe. Devi essere gentile con quella donna della banca, quando ritorni da lei, lo sai che quelli della banca possono fare quello che vogliono.

Al ricordo di quella strega in banca, un ricamo di piccole vene sottili si accende di rosso sulla faccia di Joe, il sangue sale alla testa, Joe non dimentica.Quel giorno si era preparata e ripassata la strategia. Tutto lavato e profumato, col taglio di capelli fatto, si era presentato a quella Mary Smith col sorriso del campagnolo che cerca avventure, aveva tirato fuori il girasole dalla grande busta e glie lo aveva deposto con cura sul tavolo.

-Questa banca è così grigia, che ho pensato le avrebbe fatto piacere.-

Mary Smith se ne era rimasta con le cosce e le labbra strette, nella sua giacchetta blu e gonna bianca, aveva chiamato un fattorino e gli aveva indicato il girasole.

- Grazie signor Penbleton, ma ora abbiamo qualcosa di cui parlare.-

Joe si era sentito come la gallina che offre l’uovo fresco alla volpe per non farsi spennare.Si era seduto col cappello tra le ginocchia, se ne stava a fissare il foglietto che la donna gli mostrava senza il coraggio di alzare lo sguardo verso i suoi occhi gelidi.

-Signor Penbleton, lei ci ha pagato le prime cinque rate mensili del mutuo e poi ha smesso. Deve pagare tutte le rate arretrate entro trenta giorni, oppure lasciare subito la casa. Cosa mi dice, signor Penbleton? –

Joe aveva scosso il testone e aveva risposto con cautela. Zia Martha gli aveva raccomandato di non scoprire subito le carte.

-Sapete come vanno queste cose. Le case aumentavano di prezzo ogni giorno, allora io e zia Martha ci siamo detti di comprare questa casa, anche se era troppo grande per noi due. Dopo qualche tempo l’avremmo rivenduta guadagnandoci su qualcosina. I miei affari non vanno tanto bene ultimamente, e ci era parsa una buona idea a me e a zia Martha. Capita invece che i prezzi delle case ti cominciano a scendere, cadono giù per così dire.-

Mary Smith rimane in silenzio, Joe la guarda con grandi occhi e le fa un sorriso mesto.

- Mi spiace molto che la vostra speculazione non sia andata a buon fine. La banca vi ha prestato tutti i soldi necessari per l’acquisto e ora dovete pagare le rate o andarvene.-

Joe si gratta a lungo dietro l’orecchio e fa un sorriso maliardo. Gli occhi della donna si fanno minacciosi.

-Datevi da fare per trovare i soldi altrimenti verremo a prenderci anche le pentole di zia Martha.-

Joe ora parla sospirando.

-Zia Martha tiene i conti precisi su un quaderno con la copertina nera, era maestra di scuola, sapete, e nessuno si è mai lamentato. Zia Martha dice che non possiamo pagare una rata di 2.200 dollari al mese. Vi possiamo dare solo 800 dollari. –

La donna comincia a riporre i suoi fogli nella cartelletta.

-Bene Penbleton, vi manderemo una lettera formale in settimana. Una ingiunzione di pagamento. –

Ora la donna fa per alzarsi. Joe la guarda con dolcezza prima di riprendere il suo discorso.

-Non vi daremo un centesimo. La banca dovrà pagare un avvocato, che dovrà cercarsi un giudice e aspettare la sua sentenza per buttarci fuori. Zia Martha non è in buone condizioni ultimamente, il buon giudice si prenderà il suo tempo. Forse avrete la mia casa tra un anno, forse tra cinque anni.

Intanto i prezzi delle case continuano a scendere. Dovrete mettere in vendita la casa e ci vorrà tempo. Alla fine vi verrà in tasca metà di quello che mi avete dato, senza interessi e meno le spese.- Ora tocca a Joe alzarsi e andarsene, senza neanche un saluto o un sorriso.

ZIA MARTHA PRENDE UN TAXI

 

 J G Sapodilla

                       TAXI MULTIPLO

Zia Martha prende qualcosa dalla borsa nera di tela cerata che tiene tra le gambe e sorride alla ragazza.

-Tieni, è una pannocchia di grano bollita, ce la siamo portata da casa. -

La ragazza respinge la pannocchia con la mano e continua a singhiozzare. ‘Non le piacciono le pannocchie bollite, che strana ragazza ’ pensa zia Martha e prende qualcosa ancora dalla borsa, cercando di apparire compassionevole.

- Magari preferisci un uovo sodo. Galline di campagna, sai. -

La ragazza non è riconoscente.

-Senti zietta, perché non vai a farti fottere in campagna col tuo uovo e la tua pannocchia? Stamattina ho avuto a che dire col tipo con cui abito, per via dei calzini sul frigo. E sono rimasta senza casa. Arrivo in ufficio e sento che mi cercano quelli del Personale. Magari mi danno un ufficio più grande e un aumento di stipendio, penso io. Invece mi cercano per dirmi che me ne devo andare. –

La ragazza ricomincia a singhiozzare.

Zia Martha cerca di parlare a bassa voce, deve dire qualcosa a suo nipote Joe seduto accanto a lei.

-Joe, chi è questa ragazza? Perché è salita sul nostro taxi, non se ne poteva andare a piangere da sua madre?-

Joe sorride con diplomazia.

-Zia Martha, questo non è il nostro taxi, è un taxi multiplo. Ogni tanto sale qualcuno che va da qualche parte e divide la spesa con noi. Quanto alla ragazza è difficile che abbia una madre qua attorno. Le ragazze lasciano la casa per venire a starsene da sole New York. -

Zia Martha non è contenta, neanche un poco, e Joe deve sopportare il suo risentimento.

- Joe, spero solo che non si venga a sapere che non abbiamo preso un taxi tutto per noi. -

- Zia Martha goditi il giro della città per pochi dollari, poi mangiamo qualcosa in un ristorante messicano. -

- E dividiamo il tavolo con una mezza dozzina di peones per risparmiare. No, Joe, abbiamo portato tutto quello che serve.- Zia Martha stringe la borsa nera.

La ragazza ha smesso di singhiozzare e studia i due campagnoli, parla rivolta a zia Martha, capisce che è lei quella che decide. .

- Dite voi due, non potrei venire con voi in campagna?-

Zia Martha non ha tempo per la ragazza, i suoi occhi sono affascinati dal tassametro sul cruscotto di guida.

- Ehy voi, signore, quel vostro apparecchio è rotto, non segna quanto vi dobbiamo.-

- E allora? Vedrò di farlo riparare uno di questi giorni. Non state a pensarci su, vi dirò io quanto mi dovete alla fine. -

Zia Martha non approva il comportamento del tassista e lo dice chiaro a suo nipote Joe.

- Joe, dagli un pugno proprio sopra al naso e rompigli gli occhiali. E poi scendiamo, non voglio un taxi multiplo, si potrebbe venire a sapere. -

Joe non sta a sentire quello che gli sussurra zia Martha. Joe guarda le caviglie della ragazza, sottili come le hanno le ragazze qui a New York. Ora la ragazza sorride a Joe senza farsi vedere da zia Martha.

- Sentite, io sono una ragazza perbene, voi magari avete una casa grande in campagna e un sacco di lavoro da fare, vi darei una mano.-

Zia Martha stringe le labbra e guarda le unghie fragili dipinte di rosso della ragazza, ma ora non ha tempo per lei. Bisogna risolvere la questione degli scatti del tassametro.

- Ehy autista, quabto vi dobbiamo finora?-

-Non state a preoccuparvi zietta, la ragazza pagherà la sua parte, e prima o poi sale qualche altro passeggero a dividere la spesa.-

Zia Martha è una campagnola astuta, capisce di essere circondata dai nemici, la ragazza sta cercando di abbindolare il suo Joe mentre l’autista la deruba. Bisogna dividere il fronte, cominciando dalla parte che pare debole.

- Ragazza, sta a sentire quello che ti dice zia Martha, tu ora scendi e noi paghiamo la tua parte.-

La pioggia arriva forte e improvvisa. Un tizio cerca di ripararsi col cappello e un giornale, si mette davanti al taxi che si ferma. Il tizio sale e siede accanto all’autista.

-Grazie amico,.- dice il tipo bagnato..

-Questo è un taxi multiplo, non mi devi ringraziare. -

Zia Martha capisce che è stato un grande sbaglio venire a New York e ora si ritrova uno sconosciuto bagnato in quello che credeva il suo Taxi.

- Ehy dite, non potevate portarvi un ombrello. -

Il tipo bagnato fa per voltarsi e rispondere a zia Martha.

- George, sei tu?-

-Gloria, accidenti, dove ti sei persa? Non faccio che chiedere di te in giro.-

La ragazza Gloria toglie con passione il cappello dalla testa del tipo bagnato George e lo sgrulla in direzione di zia Martha. Il Taxi è fermo al semaforo rosso, ha smesso di piovere, Gloria e George si fanno un rapido cenno d’intesa, aprono le portiere e filano via.

Zia Martha disapprova la fuga romantica.

- Joe, quei due se ne vanno senza pagare la loro parte, come è possibile tutto questo?-

-Non ci badare zia Martha, tanto il tassametro è rotto.-

Neanche il tassista ci bada, tiene in ostaggio i due campagnoli.