SAPODILLA

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SUICIDIO ALL’ORA DI PRANZO

 

 

J G Sapodilla                                       SUICIDIO ALL’ORA DI PRANZO

 

- Ho trovato questo biglietto.-

Il giudice istruttore Papapa evita di toccare il biglietto che il detective Tito gli ha messo davanti sul tavolo.

“ Nessuna ha colpa, mi sono amazata da sola.”

- Allora si tratta di un suicidio, raccontami qualcosa Tito. -

-Quando sono arrivato ho visto la scena nel giardino dal cancello. Era distesa e coperta da fogli di giornale.Due donne in piedi accanto a lei. Una terza donna inginocchiata a terra gridava in disperazione ‘Margherita, noooo’.

- E allora?-

- Mi sono messo a fare domande. Se la conoscevano, perché si era suicidata .-

- E che viene fuori?-

- Viene fuori che le due in piedi sono cugine della vittima, quella che grida è la sorella .-

- Perché dici la vittima, Tito, è un suicidio.-

-Il quadro è storto.Non mi convince. Quattro donne giovani e molto ricche che vivono in una villa, si suppone che abbiano frequentato le scuole migliori e invece nel biglietto c’è un errore di grammatica. Il suicidio non ha movente, dicono le tre donne .-

- E che altro dicono le tre donne? -

- Niente. La vittima era sempre allegra. Almeno finché non si è pugnalata al cuore con un coltellaccio da cucina. Mai sentito .-

- Tito, non chiamarla vittima. Abbiamo a che fare con gente importante, è stata una disgrazia, alla poveretta è sfuggito di mano il coltello in cucina ed è rimasta pugnalata .-

-Ma era in giardino, non in cucina .-

-Si è trascinata fuori in cerca di aiuto. Non cerchiamo guai, e poi adesso è ora di pranzo .-

 

Infatti si sente una voce.

- Tito, ragazze, è pronto in tavola, Portatevi dietro quel fannullone di Papapa .-

Margherita viene fuori da sotto ai giornali che la coprono, col vestitino pieno di terra. Si lamenta con le altre.

-Perché sempre io mi devo suicidare?-

-Perché sei la più piccola .-

Tutti si avviano alla sala pranzo, seguendo il profumo della zuppa. Tutti meno Papapa.

- Vivian, vieni qui, con quante zeta si scrive ammazzata?-

Vivian guarda gli altri che se ne vanno, presa dal terrore.

-Dipende Papapa, a volta con una zeta a volte con due. Dipende, Papapa.

                                      UN INDIVIDUO MOLTO SOSPETTO

 

Aeroporto internazionale. Piano partenze. L’uomo dal volto scuro pone sul sedile di plastica e apre con precauzione un valigino di finta pelle, forse cartone pressato. Qualche sguardo distratto degli altri passeggeri. Una bottiglia di vetro scuro senza etichette e piena di liquido esce lentamente dal valigino, l’uomo non la vuole agitare. Qualche sguardo perplesso degli altri passeggeri. L’uomo si siede e depone a terra la bottiglia. Una forma lucente, come di metallo, esce dal valigino. L’uomo la tiene con mano morbida. Intorno il vuoto. L’uomo fa per mettere di nuovo la mano nel valigino, ma una voce decisa ferma la mano.

-Fermo, cosa contiene la valigetta? -

L’uomo solleva la testa davvero molto perplesso. Vede due uomini di fronte e altri quattro vicini di lato, armati in uniforme. Il coperchio del valigino sollevato mostra alcuni oggetti avvolti con cura nella carta di giornale.

-Tira fuori tutto con calma, piano, togli la carta.Cosa c’è nella bottiglia?-

L’uomo non si ribella. Esegue gli ordini e richiude il coperchio. Tiene il valigino sulle ginocchia e vi allinea sopra ogni cosa con delicatezza:il piattino di porcellana, il bicchiere di cristallo, il panino col salame campagnolo, l’uovo sodo. Stappa la bottiglia e versa liquido rosso nel bicchiere.

Sorride a tutti.

-Non vado al bar. Mica sono scemo. Volete favorire?-