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Il numero
di avvocati della città di Roma è pari
a quello di tutta la Francia.
RACCONTI dal TRIBUNALE di
J G Sapodlla
IL
GIUDIZIO DI SALOMONE. SALOMONE RINVIA
I CANNETI DI MONTE
MARIO
IN
PRIGIONE PER BESTEMMIA
causa che dura quattro generazioni
Vostro
onore
MAI
ANDARE DALL'AVVOCATO
IL GIUDIZIO DI SALOMONE.
Un
classico aggiornato
Ricordate
il famoso giudizio di Re Salomone?
Due donne si presentano recando un
neonato.
Tutte e due pretendono di averlo
partorito.
Re Salomone ordina di tagliare il
neonato in due, metà a ciascuna.
La vera madre implora la grazia e si
dice disposta a rinunciare.
Quelli
erano i tempi della Bibbia. Ma se la
scena si fosse svolta nella Roma di
oggi,
con i tempi biblici dei processi
attuali?
Re Salomone rinvia
- O
Salomone,Gran Re dei Giudei, mi sia resa
giustizia.
Questa vipera sterile ha succhiato il
mio sangue.
E' entrata di nascosto nella mia casa e
ha preso il mio figlio dalla culla.
Ora pretende che mio figlio sia suo,
quando tutti sanno che il suo utero
è ricolmo di sabbia del deserto.- Così
parla la prima donna.
- O Salomone, Signore di tutti i popoli,
Re delle tribù di Palestina,
questa donna è pazza furiosa, vuole
rubare il frutto maturo del mio albero.
Vuole prendersi con l'inganno e false
parole il mio unico figlio.-
Così parla la seconda donna.
Salomone seduto sul trono nella Sala
delle Udienza fatica a controllarsi,
serra la mano attorno alla coppa di vino
e miele,
guarda adirato il capo delle guardie.
- Ma chi le ha fatte entrare queste due?
-
Il capo delle guardie allarga le
braccia.
- Mio signore, hanno preso a morsi e
graffi le guardie, due furie.-
Salomone alza la mano a farlo tacere.
Ci penso io, sono o non sono il Grande
Re dei Giudei.
- Che volete voi due? -
Salomone cerca di imporre la sua
autorità alle due donne.
Ma le due furie non gli badano e gridano
in coro.
- Giustizia, grande re. -
Salomone scuote la testa e picchetta con
la mano destra
sul bracciolo d'oro del trono.
- Voi due date i numeri. Quale
giustizia? dove vi credete di stare.
Prima di tutto vi dovete nominare un
avvocato, poi saranno presentate le
istanze,
poi verrà fissata l'udienza. Andate,
andate.-
Le due donne sono portate fuori.
Una delle guardie sussurra comprensivo.
- Meglio se vi mettete d'accordo.
Salomone pensa solo a fare guerre
per prendersi le vergini schiave in
Egitto. Date retta a me, lasciate stare.
La conoscete Sara, la cognata di Abramo?
Un mercante di Tiro le vendette una
stoffa porporina che si stinge.
Stanno in causa da sette anni. -
Le due donne si guardano, si interrogano
mute e incerte.
- Il bambino lo teniamo un mese per
una.- Propone la prima.
- Tienimelo un attimo in braccio che mi
tiro su una calza.- Le risponde la
seconda.
IN PRIGIONE PER BESTEMMIA
Vi fu un tempo infame, nel quale al Tribunale di Avellino il giudice si trastullava in accuse miserande, con gran delizia di avvocati, periti e ogni altra simil risma.
Mannaggia l’anima di chi ti ha creato1858. Giovanni Marino arrestato per bestemmia.
Intorno alle ore ventidue e trenta del 22 Novembre 1858, nel largo della strada consolare che da Montemarano mena a Melfi, Avellino e altrove, precise non guari (molto) lontana dalla taverna esercitata da Nicola Chiancone, un uomo dappoi liquidato per Giovanni Marino di Volturara, sacrilegamente eruttò la seguente bestemmia esecranda, dirigendola ad un compagno di lui, che standogli avanti, credeva ostacolarlo nel cammino col traino che guidava “mannaggia l’anima di chi ti ha creato”, profferendola ad alta voce ed al cospetto di molti individui.
Venne là per là arrestato il Marino e tradotto al carcere locale. Soggettato indi ad interrogatorio, protestò la propria innocenza.
Tre testimoni presenti all’accaduto lo narrano come dianzi. Dichiarando di avergliene udito la bestemmia “mannaggia l’anima di chi ti ha creato“ profferita dall’arrestato.
Altri la depongono per detto altrui nell’atto dell’arresto, sendosi trovati non guari lontani dal luogo del reato.
I vicini depongono che nel giorno dell’avvenimento non furon nella loro abitazione, laonde sepper la bestemmia per pubblico racconto. Eglino hanno casa accanto alla strada consolare e dicono che questa sia frequentata e sogliono rimanervi abitualmente persone riunite.
Gli individui che resero le dichiarazioni in margine distante furon spettatori del fatto, ma udirono unicamente “e come il Signor vi ha fatto così ……” dal labbro del prevenuto rivoltosi ad un suo compagno di viaggio, che col carro ostacolavagli il transito.
Le abitudini morali dell’impriggionato vanno plausibilmente deposte. Egli dacché subì condanna per complicità in un omicidio (son anni parecchi) non ha fatto mai osservare in contrario sulla sua condotta, che anzi è stato dal pubblico di Volturara, sua terra natale, ammirato per essersi unicamente dato al travaglio.
Attuatasi perizia sul luogo onde istabilire la sua pubblicità, se sia ovver no capace di abituale crimine, è risultato che il punto ove venne dilabrata la bestemmia è posto in mezzo la strada rotabile, ma al di fuori dell’abitato, quindi non solito a rimanervi l’abituale riunione d’individui.
Il catturante Carmineantonio Gambale non ha dati lumi per la maggiore accerto del vero.
I periti sotto giuramento affermano che non trattasi di un luogo pubblico, perché fuori dall’abitato di Montemarano.
I testimoni.
Generoso Di Dio, garzone del tavernaro, chiama come testimone Gabriele Valentino di 10 anni, figlio di un trainante di Marigliano, che afferma di aver udito per intero la bestemmia.
Maria Todino, moglie del tavernaro, filatrice, afferma di non essere stata presente al fatto,ma di averlo udito da latri.
Costantino Fusco, trainante di Montamarano, dice le stesse cose.
Grazio Corso, domestico del tavernaro afferma di aver udito solo la seconda parte della bestemmia.
L’imputato Giovanni Marino 34 anni Nicola, garzone di trainante al servizio di Michele Giammarino di Lacedonia, condotto davanti al giudice afferma di non aver bestemmiato, ma di aver detto solo “ma mò vuoi camminà,mannaggia l’aria toia”!
Il giudice invita a deporre tutti i vicini del tavernaro, ma nessuno era presente al fatto.
Il Giudice chiede al Sindaco di Volturara, Gennaro Vecchi, notizie sull’imputato. Il Sindaco invia quattro persone dal giudice.
Michele Raimo fu Giovanni, ciglione, afferma che venti anni prima Nicola Raimo aveva commesso un omicidio, uccidendo Nicola Pasquale fu Salvatore. Condannato ed espiata la pena, era tornato al paese mantenendo una condotta irreprensibile, fino a che non era emigrato a Lacedonia intorno al 1850, prendendo moglie.
Serafino Marra di Giuseppeantonio, Alessio Risoli e Mattia De Feo fu Michele confermano la deposizione.
Il Giudice ordina ai periti Fabrizio Gambale fu Francesco di anni 73 e don Giuseppe Todino un sopralluogo per stabilire se il luogo del fattaccio è pubblico o no.
Dai registri del tribunale di Volturara si evince che Giovanni Raimo la sera del 7 Novembre 1841 fu complice di Daniele Mele, che aveva ucciso premeditatamente a coltellate Nicola Pasquale, morto nei 40 giorni successivi.
Il Giudice ordina per il 29 Dicembre un confronto mettendo Giovanni Marino in mezzo a tre individui quasi simili a lui e chiamando di nuovo i testimoni per il confronto.
Gabriele Valentino, Generoso di Dio, Orazio Corso, Giovanni Doto, Carmela Sullo lo indicano e lo toccano con la mano.
Il Giudice il 17 Gennaio convoca i periti, nominando altri tre periti nuovi per definire se il luogo del fatto era pubblico o meno.
I periti affermano che è strada pubblica, posta fuori dell’abitato, in aperta campagna e no di abituale riunione.
Il 26 Gennaio viene chiesto al Tribunale di Avellino di convalidare l’arresto dell’imputato.
Il 28 Gennaio 1859 la Gran Corte criminale di Avellino non accoglie la richiesta e ordina la scarcerazione dell’imputato.
Giovanni Marino per aver detto “Mannaggia l’anima di chi ti ha creato” si era fatto sessantasei giorni di carcere a Montemarano.
Il numero
di avvocati della città di Roma è pari
a quello di tutta la Francia.
MAI ANDARE DALL'AVVOCATO
Sei molto irritato col tuo avvocato,
che la mena per lunghe in combutta con l'avvocato
della controparte. Decidi telefonargli, di andare a trovarlo e dirgliene
quattro. Non farlo !
L'avvocato ti farà spallucce infastidito e continuerà a fare il suo comodo,
anzi di più, per darti una lezione. Ci manca anche che i clienti si
ribellino ai loro avvocati. La tua causa in tribunale finirà mai.
Ma non è finita. Nella prossima parcella che ti arriva trovi a dovergli
pagare la telefonata e la visita.
Ti ribelli? Peggio. Ti arriva una ingiunzione di pagamento avvalorata, si
dice così, dal parere dell'Ordine degli Avvocati. Su che si basa questo
parere? Diamine dalla dichiarazione del tuo avvocato.
Pensate che io sia un bugiardo? Non credete a questa buffonata? Male .
Oh, dimenticavo il più bello. Essere beffato, e pagare per giunta la
beffa, non ti va giù. Decidi di rivolgerti al tribunale per farti ragione.
Sopresa. Non puoi farlo. Lo deve fare un avvocato per te. Tu vai nello
studio di un secondo avvocato e gli esponi sdegnato l'ingiustizia. Sorpresa.
Hai torto. Secondo Avvocato ti guarda e scuote il capo, compulsa codici e
pandette, scuote il capo, prende le tabelle e computa, scuote il capo. Hai
torto marcio, non farmi perdere tempo. Bisogna sempre pagare gli avvocati,
che storie nuove son queste. Porco non mangia porco.
Me ne dimentico sempre una. La madre di tutte le buffonate. Ricordi che il
tuo primo avvocato ha una ottenuto una ingiunzione di pagamento contro di
te? Credi che per far questo abbia dovuto a sua volta rivolgersi a un
avvocato? Ma neanche per sogno: Primo avvocato incarna la legalità e può
fare l'avvocato di se stesso.
Naturalmente, ti puoi appellare all’Ordine degli Avvocati, il quale aprirà
un procedimento di cui saprai nulla, perché gli atti della setta sono
segreti.
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causa che dura quattro generazioni
Prestito al Sindaco Mattia de Cristofano con causa che dura quattro generazioni.
Una causa lunga cinquanta anni attraverso quattro generazioni per dei prestiti avuti da Mattia De Cristofano di Vincenzo, negli anni 1739-1748-1751, da parte di Salvatore e Bartolomeo Di Donato, una famiglia di notabili atripaldesi, conosciuti per essere arroganti e prepotenti. Mattia aveva chiesto i prestiti quando era Sindaco di Volturara nel ‘48,’49,’50 e ’51, per far fronte alle spese di gestione. Ne pagano le spese prima il figlio Domenico con suo fratello sacerdote Don Sebastiano e poi il nipote, Mattia junior figlio di Domenico. Mattia junior a fine secolo deve ancora rispondere del debito all’amministratore dei beni degli atripaldesi, anche loro ormai deceduti da anni.
Il nipote Mattia viene condannato nel 1792 a pagare 170 ducati al Barone Nicola M. Belli amministratore dei beni degli atripaldesi. Nello stesso anno muore lo zio sacerdote Don Sebastiano, asciando Mattia unico erede delle sue proprietà. Mattia fa ricorso adducendo di aver ereditato quasi niente dal nonno. Il tribunale nel 1798 nomina due esperti delle cose di campagna, di nome Benedetto Masuccio e Domenico Mele. Nel 1803 Mattia muore. Il Barone se la prende con i figli di Mattia, pronipoti del debitore originale. Nel 1805 viene messa in vendita la masseria ed altre proprietà dei De Cristofano. Nessuno compra.
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