SAPODILLA

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                          Aeroporto

 

Aeroporto internazionale. Piano partenze. L’uomo dal volto scuro pone sul sedile di plastica e apre con precauzione un valigino di finta pelle, forse cartone pressato. Qualche sguardo distratto degli altri passeggeri. Una bottiglia di vetro scuro senza etichette e piena di liquido esce lentamente dal valigino, l’uomo non la vuole agitare. Qualche sguardo perplesso degli altri passeggeri. L’uomo si siede e depone a terra la bottiglia. Una forma lucente, come di metallo, esce dal valigino. L’uomo la tiene con mano morbida. Intorno il vuoto. L’uomo fa per mettere di nuovo la mano nel valigino, ma una voce decisa ferma la mano.

-Fermo, cosa contiene la valigetta? -

L’uomo solleva la testa davvero molto perplesso. Vede due uomini di fronte e altri quattro vicini di lato, armati in uniforme. Il coperchio del valigino sollevato mostra alcuni oggetti avvolti con cura nella carta di giornale.

-Tira fuori tutto con calma, piano, togli la carta.Cosa c’è nella bottiglia?-

L’uomo non si ribella. Esegue gli ordini e richiude il coperchio. Tiene il valigino sulle ginocchia e vi allinea sopra ogni cosa con delicatezza:il piattino di porcellana, il bicchiere di cristallo, il panino col salame campagnolo, l’uovo sodo. Stappa la bottiglia e versa liquido rosso nel bicchiere.

Sorride a tutti.

-Non vado al bar. Mica sono scemo. Volete favorire?-

 

                               LIQUIDI A BORDO

- Mi spiace ma non può passare, lei è pieno di liquido, non si possono portare liquidi a bordo dell’aereo,- dice la guardia vigilante radiologa al passeggero ignaro.

- E allora?- chiede perplesso e annoiato il passeggero.

- Vada alla toilette e torni qui.- Suggerisce lei con annoiata burocrazia.

- Non mi darebbe una mano? Vede quante valige ho da portare. – Chiede umilmente il passeggero.

                             

                             ANCORA LIQUIDI

- Non si possono portare liquidi a bordo dell’aereo.- Dice asciutto.

- Ma è acqua minerale in una bottiglia di plastica, guarda ne bevo un sorso, nessun pericolo.- Risponde Giovanni francamente annoiato.

La guardia privata al controllo bagagli è severa, anche se ha l’aria più di un amatore del vino di Velletri che quella di un professionista di antiterrorismo.

Giovanni con fulminea decisione si siede su un tavolinetto e beve un litro e mezzo della sua acqua. Ci saranno conseguenze. A bordo Giovanni decide che è tempo di visitare la toilette, si slaccia la cintura di sicurezza ed entra in azione, ma attonito deve affrontare lo sguardo ferreo di una hostess: la toilette è chiusa durante il decollo. Cosa sta per accadere? Sia resa grazia agli dei l’aereo è di una compagnia italiana e italiana la hostess. Un compromesso evita la tragedia. Ma la vita di Giovanni non è più la stessa.

                                   

                          SCHIUMA DA BARBA

Anche i cretini hanno un nome. Allora perché non scriverlo su una targhetta e appenderla al suo collo, quando si tra di un cretino addetto al pubblico. Non fanno forse così in tutti i paesi civili e incivili? Ma i cretini che fanno il controllo dei bagagli con il tunnel a raggi X a Malpensa vogliono essere anonimi, niente targhetta. Si sa, è meglio che i terroristi non sappiano. E così non posso ringraziare il cretino che mi ha fatto buttar via la bomboletta usata di schiuma da barba “Perché a bordo non si possono portare liquidi”.

D’altra parte è anche colpa mia, potevo nascondere la bomboletta in un calzino di lana, come faccio con la macchinetta napoletana di acciaio inox: mi fa un caffè che è una bomba.

Se qualche viaggiatore incontra questo mio anonimo privato vigilante per favore gli riferisca queste parole “Cretino, regala la bomboletta con la mia schiuma rimasta a tua sorella, le sarà d’aiuto per scappare dalla gabbia delle scimmie allo zoo senza farsi riconoscere”.

Un altro triste passeggero mi informa che all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) c’è l’antiterrorismo fai dai te. E’ proibito portare macchine fotografiche a bordo nel bagaglio a mano, e proposito di quest’ultimo si può portare solo una borsa piccina, non si sa mai che ci potrebbe essere nascosto dentro un terrorista nano.

 

                                             SCARPE CHE SUONANO

Questa mattina porto scarpe da lavoro ai piedi, ma non vado a lavorare. Le scarpe sono blu con una righina gialla, anche eleganti tutto sommato. Vado all'aeroporto di Milano Malpensa, posto freddo a gennaio, infame sempre. Le scarpe mi devono isolare dal freddo e se la cavano abbastanza bene, solo che tra poco mi daranno un problema.

Mi avvio distratto verso il box della Compagnia Aerea di Israele, quando un agente di polizia mi ferma a un passaggio.

-Nome e cognome.-

-Tale e Quale.-

Scorre un tabulato. Tale e Quale risulta. Vai avanti, Vado avanti e cerco il nome della compagnia sopra ai box. Niente, solo certi segnetti strani. Risulterà che quei segnetti sono il nome in ebraico della compagnia. Faccio due o tre giri esplorativi intorno. Mi si avvicina una ragazzetta con blocchetto e penna sfera belli nuovi. Sarà mica quella delle interviste ai detersivi? Risulterà che la ragazzetta é l'agente segreto Numero X dei servizi di Israele.

Numero X non vuole credere che ho conosciuto una tipa di Hadera su Skipe ai primi di Dicembre e che adesso a Gennaio, in piena battaglia di Gaza, la vado a incontrare. Perché Hadera è un buco noioso e nessuno ci va mai. Mai io che ne potevo sapere?

Sono inesperto di indagini segrete, ma il suo sorrisino beffardo mi svela il suo piano, ' Tu non sei Giovanni, sei Abdul Al Bombard, ci penso io a farti cadere in contraddizione.

Un'ora dopo.

-Quando ha conosciuto questa signora?-

-Un mese fa.-

-E come l'ha conosciuta?-

-Su Skipe.-

Il blocchetto e la penna nera a sfera hanno un tremito.

-Skipe?-

L'agente segreto Numero X in gonnellina nera lo sa benissimo cosa è Skipe, infatti ha tutta l'aria di una chatterella. Ma si sa che gli agenti segreti devono dissimulare. Comunque nell'ora di conversazione precedente, le ho spiegato dodici volte cosa è Skipe.

-Prima non la conosceva?-

-No, prima no.-

-E adesso va in Israele a conoscerla.-

-Preciso.-

-E dove sta questa signora?-

-Sempre ad Hadera, come un'ora fa.-

-E allora lei va ad Hadera a conoscere questa signora.-

-Preciso.-

Vorrei farla contenta, cadere in contradizione per farle fare bella figura, dirle 'Non è vero che vado ad Hadera, vado a Gerusalemme per conoscere finalmente mio zio Samuele'. Ma fuori fa quel freddo tipo Malpensa, decido di mantenere il punto e volare verso sud.

-Esatto, vado ad Hadera per conoscere questa signora, su questo foglietto è scritto il suo indirizzo i lingua ebraica.-

A me cristiano il foglietto scritto in alfabeto ebraico impone magico rispetto, ma Numero X è scettica, il foglietto torna ancora alla mia mano e via si ricomincia.

 

- Quindi l'ha conosciuta su Skipe. -

- E si.-

- E' la prima volta che va in Israele?-

- Mai stato prima. L'acqua scorre nel Giordano e i pompelmi maturano a Jaffa.-

- Prima non c'era mai stato?-

-Prima no.-

-Quindi è la prima volta che va in Israele?-

- Sicuro.-

-E va a trovare questa signora?-

-Questa signora del foglietto, si.-

Solo ora mi rendo conto che avrei potuto essere un buon agente segreto. Bisognava pensarci prima.

-Pensa di andare in altri posti, oltre Hadera.?-

-Penso che me ne starò fisso e queto.-

-In casa di questa signora?-

-In casa.-

-E cosa farà a casa di questa signora.-

Devo essere paziente, altrimenti succede di tutto. Numero X non si apettava questa sorpresa, non sa che fare. Mi fa una domanda, aspetta la risposta, spalanca gli occhioni neri perplessa e va a riferire al gruppo che girella ozioso in fondo al salone. Torna indietro e rifà la stessa domanda. Vuoi vedere che i suoi compagni più grandicelli la prendono in giro per passatempo? Senza dubbio Numero X ha fatto un corso rapido e l'hanno mandata qui in prima linea. Numero X, stai attenta a quelli che hanno la faccia troppo scura, a quelli che si contraddicono, che sudano, che hanno la pupilla dilatata. Numero X ha paura di fare uno sbaglio, di perdere il posto statale. Fai uno sbaglio e addio carriera di agente segreto, ti mandano a pelare patate nel Kibbutz. Numero X va avanti e indietro una dozzina di volte, nella speranza che quando torna da me io le dia una risposta diversa da prima. E fu così che presa da crisi isterica Numero X fuggì nel bagno.

Finita?

No.

-Buongiorno, venga con me.

L'invito é di agente segreto Numero Due.

Quale é il problema adesso?

Il problema é che in questo salone ci sono una ventina di agenti segreti che non sanno come passare il tempo, non gli hanno dato neppure un tavolinetto e quattro sediole per giocare un tressette alla giudia.

E adesso che si fa? Andiamo in fondo al salone, dietro una specie di paravento ci sono due stanzini.

Mi passano e ripassano con la paletta del metal detector o quello che sia. Suona.

Via le chiavi, il telefonino, le monetine, il coltello e la forchetta. Strappa i bottoni dorati dalla giacca. Ripassiamo la paletta. Non suona. Invece suona. La paletta maledetta sfiora le scarpe e suona. Le mie scarpe da lavoro hanno una soletta di alluminio. Leva le scarpe. Ma io porto sempre i calzini bucati, non possiamo lasciar stare? Via le scarpe. Suona ancora. Ci ho un chiodo d'argento nel piede sinistro. Tagliati via il piede.

 

                                      MA CHI TI HA FATTO LA VALIGIA?

La camicetta bianca stirata e chiusa al collo, la gonnellina blu scuro sotto al ginocchio, come le allieve del Collegio di Santa Giovanna Antida. Invece sono spie del servizio segreto, all'aeroporto per controllare i viaggiatori che vogliono volare. Il loro sogno non é incontrare un giovine di bell'aspetto al volante di una automobile sportiva, ma scoprire che quel viaggiatore dall'aria sempliciotta non è un agente di commercio, invece è un terrorista matricolato, il frullino elettrico nella sua valigetta é in realtà un perfido congegno elettronico collegato a una bomba atomica. Svolazzano come rondinelle, al segnale convenutosi avvicinano al prescelto con sorrisino, block notes e penna. L'aria é vagamente quella della della ragazza che viene pagata un tanto a intervista, “che detersivo usa tua zia?”.

Capita la giornata giusta, e te ne vai dopo aver ripetuto dieci volte chi sei, dove vai, quando ritorni, chi ti ha fatto la valigia. Non devi dire che la valigia te l'ha fatta la tua mamma, altrimenti la chiamano e cominciano a farle le stesse domande.

Capita la giornata sbagliata, a un altro segnale convenuto appare un ragazzo a cui devi consegnare tutto, camicia, scarpe, calzini e portafoglio. Il ragazzo si porta tutto il bottino in una stanzetta dove lo attendono misteriosi compari. Le valige ti vengono aperte e riaperte, ogni volta te le devi rifare, devi stare attento a rimettere dentro tutto com'era e dov'era, perché se ti tiene d'occhio la spia scema e tignosa si ricomincia da capo.

Inoltre e infine.

Se hai un oggetto metallico nella valigia, che so un ferro da stiro, mettilo dentro a un calzettone di lana, io faccio sempre così con la mai macchinetta napoletana del caffè in acciaio inox.

Se la madre di tutte le cretine non ti fa passare con la tua mezza bottiglia in plastica di acqua minerale, tu glie la versi in testa e poi al duty free shop te compri una piena insieme a dodici bottiglie di vino in vetro.

Volete sapere di quale aeroporto abbiamo parlato? Non voglio rovinarvi la sorpresa.

 

J G Sapodilla   (Giovanni Di Cristofano)